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Politiche di genere: ipocrisie politiche

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Nel11257612_10152872985933240_965687697_n mondo reale vediamo spesso accendersi e subito spegnersi giornate celebrative per temi importanti come quello su “la giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. Occasioni che somigliano a fuochi di paglia perché di fronte a certi eventi, mai nessuna forza politica ha davvero affilato le armi per eseguire un’azione di contrasto seria, duratura, lungimirante.

La violenza sulle donne ha radici profonde che spesso affondano nei terreni fertili dei silenzi domestici, tra le mura di casa. Quante donne dovranno ancora morire per aver osato entrare in conflitto con il proprio marito? La percezione che abbiamo del nostro grado di civiltà ci illude di essere più evoluti; eppure, sempre più spesso, ci troviamo di fronte a fatti che esprimono sentimenti immondi e che questi, poi, non vengano adeguatamente evitati o puniti, ma soltanto celebrati.

Il 29 Ottobre 2014 la presidente uscente della regione Umbria Catiuscia Marini così commenta il grave episodio di femminicidio, vittima Laura Livi: “Ancora una volta una donna uccisa in casa dal marito. Ancora un altro femminicidio. Laura ha subito la rabbia, la violenza fino alla morte, dalla mano di un uomo, marito e compagno, che avrebbe dovuto rispettarla, proteggerla, sostenerla nel compito di madre. Laura è stata uccisa soltanto perché donna. Allora mi auguro davvero che nelle prossime settimane – aggiunge la Marini – il Consiglio regionale dell’Umbria possa approvare il disegno di legge per le politiche di genere e per una nuova civiltà delle relazioni tra donne e uomini, che ci permetterà anche di tutelare e difendere le donne vittime di violenza, ma soprattutto continuare a mettere in campo la rete dei servizi necessaria a produrre quei cambiamenti culturali e sociali indispensabili per costruire il rispetto di genere e di tutte le donne”.

Come sempre i migliori auspici, le migliori intenzioni finiscono in una bolla di sapone al politichese, perché nel marzo 2015 il Consiglio Regionale rimanda alla prossima legislatura il disegno di legge sulle politiche di genere. Altro che poche settimane! La stessa presidente del Centro per le pari opportunità regionale, Daniela Albanesi, così si esprime: “Il rinvio della legge alla prossima legislatura ci invita a riflettere su un possibile atteggiamento poco attento su questioni che toccano da vicino non solo la vita delle donne, ma della intera società, da parte di una politica marcata da una quasi esclusiva presenza maschile.”

Ci troviamo di fronte, quindi, ad una classe politica che rapidamente e silenziosamente approva la liquidazione dei vitalizi per i consiglieri regionali e, al tempo stesso, rimanda progetti ambiziosi, ma di certa utilità per tutta la collettività e di assoluta sopravvivenza per le donne.

Perché la donna ha il diritto di essere tutelata anche e soprattutto quando decide di opporsi al volere e alle aspettative altrui. La donna deve poter scegliere se sottrarsi ad una relazione. La donna deve liberarsi da quel sogno maschile che la vuole infinitamente sacrificabile e perché l’unica aspettativa che le resti non sia quella di essere inchiodata al ruolo di madre che accoglie, cede, rinuncia in nome dell’amore. Ma soprattutto, occorre  lottare perché la donna non venga costretta a rinunciare alla propria esistenza e alla propria dignità in nome di una politica che la rende schiava di celebrazioni ipocrite e maledettamente tardive. Non è più accettabile rimandare ai posteri il giusto riconoscimento, la giusta tutela a coloro che della vita rappresentano le Madri, il volto umano dell’origine dell’uomo.