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Ricci propone, Marini dispone e la cultura muore

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Per contendersi una manciata di voti, la vecchia politica fa a gara per abbattere le prescrizioni del Ministero dei Beni Culturali, attaccando quei residui vincoli che, a suo dire, limiterebbero l’economia e perfino la ricostruzione post-sisma. L’unico orizzonte è stato finora la grigia deregulation delle cave, del cemento e dell’asfalto, interessi che legano da anni i politici di sinistra e destra.

Basti guardare al fiorire di capannoni industriali ovunque, anche attorno al più minuscolo paesino; oppure ai troppi centri commerciali per gli affari non dei consumatori, ma dei partiti; si pensi agli scempi urbanistici perpetrati negli ultimi decenni, frutto della stessa incultura odierna. Né rispondono al vero le parole della Marini sulle poche (?) irregolarità edilizie in Umbria: nel 2007‎, grazie alle foto aeree, si calcolò un numero approssimativamente pari a ben 10.000 abusi (!) nei nostri centri storici, nelle nostre campagne, contro il nostro paesaggio.

Nonostante ciò, la destra propone e la sinistra dispone: l’annunciata cacciata del soprintendente Stefano Gizzi, con tragicomico pseudodossieraggio incluso a mo’ di gogna pubblica, è frutto della trasversale mancanza di una cultura legalitaria. Speculatori e approfittatori sorridono.

Lodevole dunque l’iniziativa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e della locale Soprintendenza che, senza fare da passacarte ai politici locali, hanno dichiarato di notevole interesse pubblico alcune aree dei Comuni di Marsciano e di Perugia. Un atto dovuto, atto che avrebbe dovuto essere adottato dalla Regione in sede di pianificazione paesaggistica. E che dire della Fontana di piazza Tacito a Terni dove il soprintendente non poteva che interrompere inconcepibili lavori di restauro, visto che Comune e Fondazione Carit li avevano avviati tempo prima senza previo confronto con le Belle Arti, senza cultura, senza aver mai contribuito alla manutenzione programmata del bene?

Un territorio -il nostro- che merita protezione autentica, perché di eccezionale valore e fragilità, insieme di boschi, terreni agricoli, dimore e borghi storici, viabilità antica che costituiscono un unicum di bellezza naturale e  paesaggistica, di tradizione e di valori, testimoni di una memoria storica da tutelare nel tempo per l’ammirazione e il godimento delle future generazioni.

E invece no. Distruggere, consumare, inquinare. Conculcare le regole e infine allontanare un soprintendente che, per una volta, esige un puntuale rispetto delle norme da parte di sindaci-sceriffi e politici viceversa abituati da sempre a chiudere un occhio dinanzi alle più assurde richieste dell’elettorato.

E così, quando Ricci ordina -sua la mozione n.2 in Regione per superare i vincoli delle Belle Arti– la Marini subito esegue: Ricci e Marini risuonano infatti già come nomi palindromi. L’Associazione Nazionale dei Comuni italiani (Anci) intanto brinda felice allo sconvolgimento dell’assetto legalitario: il fatto che le nostre città siano sporche, trascurate, deturpate, violentate dall’ignoranza di certi interventi, appare loro del tutto marginale. La deregulation procede, inesorabile come un destino

Twittate foto di voi con un cartello e l’Hashtag #NessunoTocchiGizzi saranno visualizzate in questa pagina.