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La “Cura Marini”: sanità umbra in forte arretramento

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Nel corso della conferenza stampa di fine anno, convocata qualche giorno fa dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, il dottor Walter Orlandi ha enfaticamente parlato di ‘azzeramento delle barelle in corsia’.

Le cose sono un po’ più complesse. Intanto la stessa direzione sanitaria, mesi fa, con una nota a firma dell’apicale, Manuela Pioppo, autorizzava medici e infermieri ad aggiungere letti in camere di degenza viceversa progettate e attrezzate –si pensi ai gas medicali- per una o due persone.

E’ il fenomeno dei letti in appoggio di pazienti stazionanti generalmente in reparti meno affollati, con ricadute sulla qualità delle prestazioni assistenziali, con rischi non solo ‘logistici’ in caso di emergenze sanitarie,altro frutto avvelenato dell’estremizzazione della politica dei ‘costi standard’. Letti che, fino a pochi giorni fa, sono stati aggiunti anche in qualche terapia intensiva: provi a smentirci, dottor Orlandi!

E’ dunque vero che siamo sul podio nazionale della predetta classifica ‘economica’, riuscendo nell’ardita impresa di spendere apparentemente poco per le grandi esigenze della Sanità umbra, ma a Perugia osserviamo poi l’altro volto della luna: stanze talora debordanti e, su diverso fronte, penuria di infermieri, come segnalato a più riprese da alcuni sindacati.

Di più: sì, siamo certamente al vertice nazionale per i costi standard, ma come mai in termini qualitativi l’Umbria è precipitata al decimo posto nella griglia dei Livelli essenziali di assistenza (LEA 2014), secondo il Ministero della Salute?

E’ la ‘cura Marini’, colei che, durante la sua gestione commissariale, ha condotto la sanità umbra a perdere almeno sette posizioni e ha pure stipulato un accordo di servizio integrato di implementazione e mobilità sanitaria con una delle regioni più in disavanzo e commissariata, il Lazio. Ora persino la Sicilia fa meglio di noi, secondo numeri ufficialmente snocciolati un mese fa dal Governo medesimo e pubblicati dalla stampa.

Peraltro nei LEA non compaiono questioni rilevantissime come quelle relative ai malati di patologie rare, in Umbria spesso obbligati a pagarsi le terapie.

Molto lavoro da fare dunque per il nuovo assessore alla Sanità. Il M5S continuerà per parte sua a collocare al primo posto i bisogni di salute dei cittadini e le necessità di adeguate risposte alle crescenti esigenze assistenziali delle persone, denunciando senza indugi quel che non va.

Andrea Liberati,
Capogruppo M5S
Consiglio regionale Umbria