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Dopo la sentenza del Commissario agli Usi Civici che, dopo 45 anni, restituisce alla Comunanza Agraria di Gualdo Tadino le aree delle sorgenti Rocchetta, e dopo aver ‘spedito’ due mesi fa in Commissione la mozione M5S relativa al facile saccheggio delle acque da parte dell’omonima multinazionale, la Regione Umbria ancora tace.

E così, prima, lo stesso Ente dà vita a un caos totale, gravido di pesantissime conseguenze giudiziarie, poi sparisce: per questo motivo ieri lo scrivente portavoce regionale ha formalmente notificato la predetta sentenza a tutti i colleghi eletti a Palazzo Cesaroni, nonché alla Giunta e all’ing. Angelo Viterbo, responsabile dell’iter che ha condotto la multinazionale –con indebito anticipo di ben sette anni- all’ottenimento della proroga della concessione fino al 2040, senza che nemmeno vi fosse un report idrogeologico di parte pubblica.

La Comunanza Agraria rivendica pertanto perspicui diritti economici e ambientali su cui il Comune di Gualdo Tadino ha invece finora stranamente taciuto: e ora chi paga?

Un po’ più a sud, nel ternano, prosegue la saga della Cascata delle Marmore, sigillata, scippata dalla multinazionale di turno, grazie a una concessione regionale pressoché regalata su una centrale idroelettrica costruita a suo tempo dallo Stato, con le fatiche dei nostri avi: lo scorso anno, grazie a questo osceno gioco, la E.On. ha guadagnato circa 120 milioni di euro, quasi € 400.000 al giorno,mentre il nulla totale va alle comunità locali. Quanti cittadini potremmo aiutare anche solo con parte di quei soldi?

La situazione è grottesca: si registrano incalcolabili offese al potenziale di attrattività turistica, ma anche al patrimonio ambientale del fragile ecosistema Piediluco-Marmore, oltre ai giganteschi danni -ben visibili- per gli immobili dei residenti di Piediluco, lago usato da tempo come intensivo bacino di carico della centrale idroelettrica di Galleto, con distruzioni evidenti di strutture e di edifici collocati entro il perimetro lacuale.

Per tutti questi motivi, l’assessore all’Ambiente, Fernanda Cecchini, ben poco attenta su come operino i suoi uffici, merita una censura pubblica per gestione approssimativa e manifesta incapacità; alla luce dei fatti, pure il dirigente regionale e i funzionari dell’idrico dovrebbero subito ruotare, fatte salve eventuali responsabilità personali.

Nei prossimi giorni il conflitto sui beni comuni salirà di tono: il M5S porterà avanti iniziative nuove e incisive contro la depredazione delle multinazionali e contro l’asservimento di politici ignavi e imbelli.

Andrea Liberati,
Capogruppo M5S
Consilgio regionale Umbria