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Terni-Narni, Foligno, Città di Castello-San Giustino: cosa unifica queste comunità?
Non soltanto il medesimo colore delle Amministrazioni locali, gestite da preistorici regimetti, ma soprattutto gli sprechi ultramilionari delle cosiddette ‘piattaforme logistiche’ all’uopo progettate.

Intermodalità zero ovunque, con decine di ettari –a proposito, chi erano i proprietari?- sacrificati per una gigantesca cementificazione, prevedibilmente trasformata in desertificazione certa di aree coltivabili.

Gli investimenti –se vogliamo chiamarli così- ammontano complessivamente a ben oltre € 70 milioni (30,5 a Foligno; 23 a Terni; 19,2 a Città di Castello): quanto si sarebbe risparmiato nel riqualificare aree industriali contigue ai binari, visti gli innumerevoli capannoni esistenti, ma regolarmente vuoti, mettendo a proficua leva le risorse residue?

Il caso ex Bosco di Narni è da manuale: 30.000 mq già coperti, collegato alla linea ferroviaria, tutti i servizi assicurati.

L’opificio, da ben oltre un decennio inutilmente in carico alla Regione e al fallimentare Consorzio TNS, anziché essere pienamente sfruttato unitamente alle sue aree circostanti come ‘polo logistico’, è stato messo in affitto: così abbiamo sprecato altri milioni di soldi nostri, costruendo ex novo una costosissima (micro)piattaforma a soli 400 metri di distanza dall’ex Bosco. Piattaforma –la nuova- che, in realtà, se davvero sfruttata, non sarebbe affatto sufficiente, come rilevato dai tecnici e ribadito dalla stampa.

Gli Enti pubblici pagano così gli stessi servizi a svariati multipli rispetto al necessario. Ma, tornando ai denari bruciati, non è finita qui: la ex Bosco fu affittata a società che poi non ha pagato i canoni. Parliamo anche qui di milioni di euro persi. Non solo: nessuno si accorse che la fidejussione a garanzia dell’adempimento non aveva alcuna validità. E chi paga? Forse trullallero-trullallà

Andrea Liberati,
Capogruppo M5S
Consiglio regionale Umbria