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E’ bene che, dopo le megabufale propalate a inizio agosto, la Presidente di Regione, Catiuscia Marini, spieghi puntualmente perché, sul sempreverde business dei rifiuti, l’Ente si sia mostrato totalmente incapace di contenere estese infiltrazioni criminali anche di tipo mafioso. E dovrebbe parimenti chiarire perché da tempo la Regione stia pure autorizzando in tutta l’Umbria impianti sovradimensionati rispetto alle effettive esigenze.

Nell’Ati 3 di Foligno-Spoleto è stato dato il permesso per costruire un digestore anaerobico che potrà trattare circa 53.500 tonnellate di rifiuti organici e sfalci: peccato che nei 22 comuni dell’Ati 3 se ne ottengano ‘appena’ 16.500 tonnellate, con dati di raccolta in diminuzione (Fonte ARPA Umbria dati 2015). L’impianto che ci si appresta a costruire a Casone di Foligno è di capacità quasi tripla rispetto al fabbisogno locale.

Anche negli altri ATI della regione le cose non vanno meglio: nell’Ati 2 di Perugia-Lago-Assisano-Tuderte è stato dato il permesso per ampliare un impianto di compostaggio per trattare 33.000 tonnellate di organici e sfalci a Castiglione del Lago, così come è stato concesso il permesso per la ristrutturazione dell’impianto di Pietramelina per 105.000 tonnellate …peccato che la raccolta in zona arrivi solo a 59.300 tonnellate!

Stesso discorso per Nera Montoro: la Regione ha fatto costruire un impianto per trattare 43.500 tonnellate di rifiuti organici e sfalci. A Orvieto sono stati fatti costruire impianti per 80.000 tonnellate a fronte di un dato attuale di raccolta pari a 14.800.

L’unico impianto più o meno tarato per il fabbisogno locale è nell’Ati 1 di Città di Castello-Gubbio-Gualdo di 23.500 tonnellate contro le 18.200 raccolte.

Non sono solo gli impianti pubblici a preoccupare, ma anche quelli privati come quello di Calzolaro di Umbertide: 50.000 tonnellate. C’è poi quello di Villa di Perugia, con 104.000 tonnellate dichiarate, la cui reperibilità, provenienza, qualità, quantità e certificazione (alla luce del recente scandalo rifiuti che ha travolto GESENU con l’interdittiva antimafia del Prefetto di Perugia), fa però chiaramente emergere un problema serio, ovvero la conclamata incapacità di controllo e correttivi sulla materia da parte della classe dirigente di questa Regione, che avrebbe dovuto vigilare, correggere, monitorare, impedendo che questo accadesse: la politica è stata invece assente, distratta e nessuno è apparso in grado di vedere, capire, intuire alcunché, anche solo ascoltando il grido di dolore ripetutamente lanciato da tanti cittadini, comitati e libere associazioni. Anziché mistificare la realtà con bufale di una notte di mezza estate, è su questi cogenti temi che la Giunta Marini dovrebbe spiegare cosa ha fatto finora e come intenda muoversi per il futuro.

Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari,
Portavoce M5S – Consiglio regionale dell’Umbria