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Alla fine di agosto la European Society of Cardiology ha chiuso a Roma i suoi lavori per l’anno corrente, per la prima volta sollecitando nelle linee-guida atte alla prevenzione delle cardiopatie massima attenzione non solo sul singolo individuo, ma su tutta la popolazione.

Anche i medici del cuore si rivolgono così ad amministratori e legislatori, con riferimenti specifici all’inquinamento ambientale per la salvaguardia della vita umana.

E’ francamente imbarazzante constatare come la Regione Umbria, con i suoi organismi suppostamente a presidio della salute pubblica, faccia tuttora l’opposto.

La spregiudicata riaccensione dell’inceneritore Terni Biomassa, così come la vicenda del biodigestore di Foligno e altre, collocate in aree già fortemente critiche, imporrebbero infatti ben altre decisioni.

Intanto i legislatori dell’Umbria, a dispetto della retorica di Palazzo e di Piani di Qualità dell’aria solo sulla carta, consentono ancora l’insediamento di nuove attività pesantemente inquinanti, non avendo minimamente ristretto l’enorme elenco di iniziative produttive altamente ammorbanti che pure da noi sarebbe possibile impiantare.

Quanti sanno che nella verde Umbria è pressoché ovunque possibile collocare anche più raffinerie? Ma quanti posti di lavoro verrebbero corrispondentemente persi nel settore enogastronomico e nell’industria del turismo?

La Regione dovrebbe stabilire nella propria normativa urbanistica territoriale le nuove attività insalubri da vietare nei piani regolatori in base alla sofferenza sanitaria/ambientale dei territori -che pure, in alcuni casi, è conclamata.

Al riguardo il Comune di Cannara negli anni scorsi disciplinò autonomamente e con severità il proprio PRG, proibendo alcune attività, giacché quelle di tipo insalubre avrebbero danneggiato altre iniziative locali e determinato largo pregiudizio alla comunità, alla sua economia, alla salute pubblica.

I Comuni potrebbero dunque già agire, escludendo nel Piano Regolatore Generale e nelle Norme tecniche di attuazione nuove attività insalubri di prima classe, perfino dentro quelle stesse aree classificate a destinazione industriale.

E se è vero che potenti uffici legali potrebbero talora riuscire a ‘smontare’ la normativa comunale, la Regione deve allora smettere di lavarsene le mani, tutelando le popolazioni con una responsabile ed efficace pianificazione urbanistica anche locale, tale da scongiurare all’origine nuovi motivati conflitti ambientali, ascoltando davvero i cittadini. Rispondendo al loro profondo disagio.

Andrea Liberati,
Capogruppo M5S
Consiglio regionale Umbria