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Sul ciclo gestione rifiuti in Umbria e sui nuovi provvedimenti della magistratura sono doverose le immediate comunicazioni della Giunta regionale all’Aula. È necessario un nuovo Piano rifiuti, un tavolo istituzionale permanente con forze ecologiste, il ritiro deleghe assessorili e la rotazione dirigenti regionali. Abbiamo pertanto presentato una interrogazione in merito.

La Magistratura ha proceduto, lo scorso 30 novembre, all’operazione ‘Spazzatura d’oro connection’, con l’arresto del vertice direttivo di Gesenu e il sequestro dell’impianto di rifiuti Tsa S.p.A. di Borgogiglione – Bioreattore nel perugino, seguito a quello già effettuato nei giorni scorsi a Pietramelina, quando emerse un’imponente truffa milionaria ai danni di 24 comuni e di enti pubblici regionali e di centinaia di migliaia di cittadini che pagano bollette per prestazioni e servizi falsamente forniti. L’autorità giudiziaria, nell’ottica di un bilanciamento tra esigenze cautelari e necessità di garantire la continuità del servizio pubblico – aggiungono -, ha autorizzato il conferimento dei rifiuti nel bioreattore sotto sequestro ancora per un massimo di 120 giorni, al fine di permettere al Gestore di individuare una gestione dei rifiuti alternativa nel rispetto della normativa ambientale. Si tratta di una sperimentazione impiantistica contro la quale l’estate scorsa lo stesso Movimento 5 Stelle presentò esplicite denunce presso le autorità competenti.

L’inquinamento ambientale, supportato dagli accertamenti analitici di Arpa Umbria e dalle indagini geofisiche del Ctu, ha compromesso le acque del Torrente Mussino ed i terreni limitrofi alla discarica in cui è stato rinvenuto percolato affiorante dal sottosuolo. Nel corso delle indagini è emerso, inoltre, che le operazioni di recupero di rifiuti negli impianti di Pietramelina e Borgogiglione, gestiti da Gesenu e da Tsa, a favore della Gest Srl (R.T.I. tra Gesenu, Tsa, Ecocave, Sia) aggiudicataria della gestione dei rifiuti urbani e speciali a favore di 24 Comuni ricadenti nell’Ambito Territoriale Integrato 2 (Trasimeno – Perugino – Marscianese – Tuderte), in forza di un contratto d’appalto valido per il periodo 2009–2024 del valore complessivo di circa un miliardo di euro, in realtà non venivano effettuate o effettuate solo parzialmente. Il consulente tecnico dell’autorità giudiziaria ha inoltre rilevato, nel corso della sua attività, deficit di stabilità sia nella discarica di Pietramelina che di Borgogiglione che rappresenta un rischio concreto anche alla luce dei recenti eventi sismici. A seguito di ciò l’autorità giudiziaria ha provveduto ad informare le massime autorità regionali per le verifiche e l’adozione delle necessarie misure di sicurezza.

Numerose associazioni ecologiste, osservatori, comitati locali e privati cittadini segnalavano pubblicamente da anni e decenni il gravissimo impatto sull’ambiente, sulla salute umana e sull’economia medesima, cagionati da tale pessimo modo di gestire il ciclo rifiuti, col concreto rischio di forte permeabilità alle ecomafie, poi tradotto anche in diverse interdittive antimafia (anno 2015) e nel commissariamento della Gesenu medesima, infine revocato solo qualche settimana fa. Ricordiamo che il ciclo rifiuti è controllato dall’Osservatorio pubblico regionale rifiuti, istituito presso Arpa Umbria, organismo che ogni anno certifica con delibera di Giunta regionale i dati della raccolta differenziata e dello smaltimento rifiuti. Pertanto, non si riesce a comprendere come mai la Giunta, avendo certificato questi dati e le relative anomalie a iniziare dalla grande discrasia tra raccolta differenziata e effettivo riciclato, non abbia proceduto alle opportune denunce alle autorità competenti.

La gestione del ciclo rifiuti umbro presenta criticità enormi, con tutte le discariche che, pur vicine al loro massimo riempimento, cionondimeno rappresentano per gli attuali amministratori la principale risorsa a disposizione, visto il generale basso costo di conferimento e a dispetto di direttive europee, nazionali e regionali medesime. Tale modo di amministrare rappresenta soltanto un modo per assecondare gli interessi economici dei gestori (aziende partecipate dai Comuni). Parte importante dei rifiuti organici finisce in discarica come scarti provenienti dagli impianti di compostaggio. Peraltro in Umbria si continuano ad autorizzare impianti industriali di digestione anaerobica inutili e fortemente sovradimensionati rispetto alle effettive esigenze. Il decreto ‘Sbloccaitalia’ dell’ex Primo Ministro, Matteo Renzi, vorrebbe inoltre imporre un ennesimo inceneritore da 130mila tonnellate anche in Umbria, mentre la pretesa centralizzazione dei poteri sullo Stato, voluta con la riforma costituzionale appena bocciata, avrebbe ulteriormente rafforzato tali intendimenti.

Per tutto questo chiediamo dunque all’Esecutivo regionale di rendere immediatamente edotta l’Aula in merito alle iniziative che la Regione abbia già intrapreso al fine di tutelare ambiente, salute, vita umana e finanze pubbliche, conformemente alle informazioni assunte dall’autorità giudiziaria. Chiediamo inoltre alla Giunta se non creda opportuno e necessario: redigere un nuovo Piano rifiuti improntato all’economia circolare e all’impiantistica innovativa, per il massimo recupero dei rifiuti e senza ricorso a incenerimento e discariche, convocando senza indugi un tavolo istituzionale permanente con la sistematica presenza di associazioni, osservatori e comitati ecologisti, soggetti finora esclusi dalla partecipazione, con funesti esiti; di revocare le deleghe all’assessore regionale all’Ambiente; di procedere pure all’immediata rotazione dei dirigenti regionali, da tempo preposti al ramo.

Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari,
Portavoce M5S – Consiglio regionale Umbria