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Abbiamo oggi presentato una interrogazione a risposta scritta sul grave dissesto idrogeologico di Piediluco, certificato dal tribunale regionale delle acque. Chiediamo nell’atto quali sono gli intendimenti della Giunta al fine di evitare prevedibili e disastrose conseguenze.

Tutto il centro abitato di Piediluco è infatti interessato da estesi fenomeni di scivolamento verso il lago, come certificato in una perizia del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche datata settembre 2009. Sono moltissimi gli edifici che effettivamente presentano crepe, spaccature e veri e propri squarci, sia ai piani terra che a quelli superiori, sia se collocati lungo le sponde del lago che sul costone roccioso. Lo stesso muro di sostegno del cimitero di Piediluco è stato ricostruito qualche anno fa, essendosi pericolosamente inclinato sulla strada. La fontana degli anni ’50, nei giardini all’ingresso del Paese, mostra un’inclinazione immotivata, ma è solo il segnale di una condizione generale allarmante.

Molti residenti non sono affatto a conoscenza della situazione e seguitano a effettuare stuccature e tinteggi; altri, consapevoli, ma timorosi di perdere l’agibilità, non denunciano. Gli operatori commerciali, quando informati, evitano di parlarne, ben conoscendo le inerzie di Enti Locali, territoriali e statuali. Per salvaguardare i propri diritti, un decennio fa alcune famiglie si sono rivolte direttamente al Tribunale delle Acque e poi al TAR, entrambi dichiaratisi non competenti. I ricorrenti, che reclamano risarcimenti per svariati milioni di euro, stanno ancor oggi pazientemente attendendo che il Tribunale civile di Terni sciolga la riserva di giudizio, mentre cresce il rischio crolli per alcuni edifici. La perizia del 2009, infatti, dice che, per evitare il collasso strutturale, numerosi stabili, le cui strutture portanti risultano fortemente lesionate, dovrebbero essere posti in sicurezza; alcune abitazioni, invece, dovrebbero essere immediatamente sgombrate, considerando la concretezza del rischio per la vita umana.

Tra le cause del dissesto la perizia individua la quotidiana variazione di livello delle acque del lago, determinata dall’utilizzo dello specchio lacustre quale bacino di carico a servizio delle centrali elettriche ex Enel. Nel 2005 il Ministero dell’Ambiente finanziò con un milione 280mila euro il risanamento delle sponde del lago, primo stralcio di un progetto più ampio. Non è chiaro per quale motivo, a fronte di danneggiamenti derivanti anche dall’uso idroenergetico, sia lo Stato a provvedere direttamente con risorse collettive, senza mai prendere in considerazione le evidenti responsabilità di parte Enel e dei successivi concessionari. Con questo atto intendiamo anche portarlo a conoscenza della Magistratura contabile.

Alla Giunta chiediamo il perché, in ragione di danni presenti e crescenti da anni sugli immobili privati e pubblici di Piediluco, con rischi per la vita umana, la Regione non abbia mai riconosciuto ufficialmente il dissesto idrogeologico delle aree antropizzate e non abbia perimetrato l’intero abitato quale ‘area di frana’, così da affrontare concretamente ogni possibile pericolo, chiedendo all’Autorità di Bacino del Tevere un immediato riscontro al riguardo e un primo intervento pure da parte del Ministero delle Infrastrutture.

Chiediamo inoltre se, conformemente alle conclusioni della perizia, la Regione non ritenga di anteporre i principi della tutela della vita umana e del pubblico interesse a quelli meramente speculativi del concessionario idroelettrico privato; cosa sia stato prodotto in cinque anni dal gruppo di lavoro dell’Autorità di bacino del fiume Tevere e quante siano state le presenze/assenze della Regione presso il questo gruppo; se finalmente sia possibile, anche per la nostra Regione, avere un valore rispettato di deflusso minimo vitale, già da tempo individuato per il bacino fluviale Velino-Nera e ampiamente disatteso, come dimostra il caso della Cascata delle Marmore; se, alla luce degli eventi sismici di agosto e ottobre 2016 la Regione non intenda subito procedere all’implementazione delle soglie di deflusso minimo vitale; come mai non abbia mai informato i cittadini di Piediluco sul rischio idrogeologico incombente e come intenda pertanto proteggere i residenti e salvaguardare l’intero centro abitato.

Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari,
Portavoce M5S – Consiglio regionale dell’Umbria