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Dighe, quali rischi se arriva un terremoto della massima intensità storica?

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diga di posticciola

Il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, annuncia la presentazione di un’interrogazione urgente alla Giunta sulla situazione delle dighe dopo il terremoto. Per Liberati “ci sono state rassicurazioni pubbliche, ma quando e chi ha effettuato concrete analisi di rischio e vulnerabilità? Quali stime di danni a seguito del sisma pari alla massima intensità storica?”.
(Acs) Perugia, 26 gennaio 2017 – “Sulle dighe ci sono state rassicurazioni pubbliche, ma quando e chi ha effettuato concrete analisi di rischio e vulnerabilità? Quali stime di danni a seguito del sisma pari alla massima intensità storica?”. Sono queste le domande che pone il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, annunciando la presentazione di un’interrogazione urgente.
Liberati interroga la Giunta regionale per sapere “se, al di là di generiche rassicurazioni, siano state effettuate, e da parte di chi, analisi di rischio/vulnerabilità sulle dighe. Se esistano poi stime di danni agli sbarramenti (collassi/cedimenti) e di dissesto idrogeologico derivanti da eventuali sismi di intensità pari al massimo storico; se i progetti di allora siano ancora compatibili con la zonazione sismica; quali interventi di eventuale riqualificazione/rafforzamento delle opere di sbarramento siano intervenuti negli ultimi 50 anni; quali misure gli Enti pubbliciRegione Umbria inclusa – intendano comunque concretamente assumere, e quando, al fine di confortare le comunità, considerando che, a valle delle dighe, vivono centinaia di migliaia di abitanti”.
Nell’atto Liberati ricorda che “in Umbria ci sono intanto 11 grandi dighe, di cui solo alcune sono vuote o semivuote. A queste se ne aggiungono altre, poste al di fuori dei confini regionali, ma ricadenti negli stessi bacini idrografici, ossia Montedoglio, Sovara, Cerventosa a Nord; Salto e Turano a Sud. Si tratta di strutture la cui eventuale instabilità potrebbe comportare ricadute anche in Umbria. In particolare le dighe del Salto e del Turano nel Lazio sono le più vecchie tra quelle citate. A valle di tali gigantesche opere, poste anche in area a elevato/elevatissimo rischio sismico, risiedono centinaia di migliaia di persone, tra la Piana Reatina e la Conca Ternano-Narnese”.
Per Liberati “l’assessore Fernanda Cecchini, nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa pochi giorni fa in merito alla situazione delle dighe, ha evocato un non meglio precisato ‘monitoraggio‘, e ha enumerato sole cinque dighe. Ma simili opere sono più del triplo secondo il Centro Funzionale Regione. L’assessore Cecchini ha detto che ‘anche gli invasi della nostra regione non hanno fatto segnalare alcuna anomalia, né quindi ci sono particolari preoccupazioni, fermo restando che sono costantemente monitorati. In particolare, Montedoglio non è nella zona del sisma, né toccata dalle precipitazioni nevose; Valfabbrica è vuota, perché sono in corso degli interventi; Corbara è stata abbassata ma non è comunque coinvolta; dopodiché ci sono gli invasi minori come quello di San Liberato e Arezzo (Spoleto) che sono comunque monitorati, ma non sono emerse criticità”.