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gioco d'azzardo vanificati anni di sforzi

Soltanto pochi mesi fa sono state approvate in Consiglio regionale, con ampia maggioranza, integrazioni atte a rafforzare la legge regionale dell’Umbria 21 novembre 2014 n° 21 che ha ad oggetto la prevenzione, il contrasto e la riduzione della dipendenza da gioco d’azzardo patologico.

A queste norme si aggiungono tante regolamentazioni degli Enti locale atte a creare le condizioni concrete, al di là degli ipocriti annunci di facciata, per tamponare la dilagante epidemia di patologie legate al gioco d’azzardo, che colpiscono le categorie più vulnerabili della società: giovanissimi, anziani e persone economicamente e psicologicamente più fragili. Vite di intere famiglie vengono distrutte da questo demone inarrestabile, alimentato anche da una pubblicità ancora troppo insistente e una regolamentazione che per anni è stata assente o fortemente lacunosa.

Il giro d’affare è enorme: 17,5 miliardi di euro nel 2015 (di cui 8,7 sono stati incamerati dallo Stato). Pertanto è inevitabile che dietro il gioco d’azzardo (che di “gioco” ha ben poco) ci sia una lobby molto ricca e potente, fatta di pochi soggetti a livello nazionale che gestiscono questo business miliardario e premono sulla politica e sul Governo (che grazie alle entrate fiscali è anche “socio”) per perseguire i propri interessi.

In questo contesto, destano molta perplessità e preoccupazione le notizie di stampa in merito al contenuto della dettagliatissima bozza proposta dal Governo presentata in Conferenza Stato-Regioni sul riassetto della normativa in merito. Una normativa così dettagliata e tecnica da sollevare dubbi su chi ne sia il vero autore. Dal titolo dell’atto e dalle intenzioni dichiarate sembrerebbe emergere una “stretta” sul gioco d’azzardo, visto che si parla di riduzione degli apparecchi d’azzardo (che però si scopre essere solo quelli meno redditizi per i gestori) e della pubblicità (che tuttavia imperversa nei canali sportivi, pubblicità online e nelle sponsorizzazioni).

Questo provvedimento contiene quello che a nostro avviso è il vero “Cavallo di Troia”, nascosto dai soliti inglesismi amati dal Governo: le “gaming halls di categoria A” con “apparecchiature AWP amusement-with-price”. Questi sono subito stati rinominati “casinò di quartiere”, spazi dedicati ad hoc oppure creati separatamente all’interno dei locali per potervi porre le apparecchiature da scommesse. Tuttavia, in questo modo, sarebbero sottratti alle regolamentazioni degli Enti locali, ad esempio riguardo alle distanze minime da scuole e luoghi di culto.

In questo modo, paradossalmente, il Governo, con il pretesto di combattere il gioco d’azzardo patologico, fornirebbe uno schermo legale a vantaggio dei gestori, vanificando anni di regolamentazioni di Regioni ed Enti locali a tutela dei cittadini più vulnerabili.

Visto il ruolo di primo piano che la Regione Umbria ha fino ad oggi portato avanti per fronteggiare gli aspetti più dannosi e pericolosi di questa piaga sociale di cui poco si parla, ci auguriamo che la Giunta intervenga energicamente anche in Conferenza Stato-Regioni e dinanzi al Governo affinché questa pericolosa proposta non trovi accoglimento e anzi il Governo sia coerente con i propri annunci e prosegua sempre più decisamente sulla strada della prevenzione e lotta alla dipendenza patologica da gioco d’azzardo.

Il Movimento 5 Stelle Umbria annuncia fin da ora che porrà in essere tutte le possibili iniziative in questo senso.