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Gonfalone Thyssen legality day

Passiamo dai gonfaloni ai fatti

Obiettivo legalità”, recitano i gonfaloni affissi dalla Thyssen Krupp sui pali della luce di Viale Brin a Terni. E chi non sarebbe d’accordo?

Se qualcuno avesse scritto “Firmi contro la droga?”, chi parimenti non concorderebbe?

Guardiamo però ai fatti. L’ultimo dei (numerosi) procedimenti aperti contro la Thyssen Krupp evoca nuove responsabilità amministrative e penali, conformemente ai prelievi svolti sui fanghi e sulle acque reflue industriali. Ne è seguita l’ennesima ambigua diffida della Regione: subito si è sollevato il sipario sul famigerato teatrino bizantino in salsa umbra, la conseguente minimizzazione istituzionale e svariate quanto prevedibili fughe dalle responsabilità.

Nell’equivoca diffida della Regione sarebbe infatti stato comicamente vergato “che non si configurano situazioni di pericolo per l’ambiente”. I sindacati, nel richiedere “tutte le informazioni rispetto a ispezioni e relativi risultati”, hanno “imputato all’Azienda una scarsa trasparenza di informazione”. Informazione che, in realtà, non difetta ad alcun attore, né a Thyssen, ben consapevole della situazione; né ai sindacati; né ai cittadini più preoccupati, al di là dell’esito di quest’ultima operazione condotta dalla Benemerita, avviata nel giugno 2016, col sostegno di ARPA.

Molti altri problemi restano irrisolti. E bisognerebbe insistere, se davvero la politica volesse farsi carico di accompagnare l’azienda verso quella legalità a parole tanto evocata. A mero titolo di esempio, ricordiamo alcune delle situazioni di plateale irregolarità in atto:

1)      I postcombustori del riscaldo siviere non funzionano da anni! Ciò significa che sostanze volatili altamente cancerogene, presenti nei mattoni refrattari, vengono disperse in atmosfera,mentre il teleriscaldamento, di recente attivato dopo 15 anni di inerzia, è del tutto inefficace. La Regione, ASL e ARPA non sembrano aver contezza della situazione, né risulta siano stati effettuati controlli sulle postazioni di essicazione siviere.

2)      Il tanto anelato recupero delle scorie, imposto dall’A.I.A. ben sette anni fa, dopo innumerevoli proroghe doveva irreversibilmente partire da settembre 2016. Da mesi l’Azienda è pertanto nel limbo di una palese illegalità e non basta rilasciare un comunicato, prendendo ancora tempo e sostenendo al riguardo che “si avvia a conclusione l’iter per l’assegnazione del servizio volto al recupero delle scorie siderurgiche”.

3)      I campionamenti di quella bomba chimica che è la discarica Pentima-Valle, una terra dei fuochi alta quasi 100 metri, non riguardano i fanghi conferiti in questi lustri, né la relativa qualità, condizioni che, invece, restano ampiamente da approfondire.

4)      Lo studio ecotossicologico (allegato) sul fiume Nera, preteso dall’AIA e ben noto alla Thyssen medesima, giacché prodotto da parte privata, certifica come, probabilmente da decenni, a valle del depuratore SIDA la concentrazione di nichel e cromo nei molluschi e nelle piante acquatiche sia superiore anche fino a 400 (quattrocento) volte rispetto alle matrici poste a monte (allegato, pp. 10, 12, 28, etc.), con un effetto accumulo generato dagli imponenti volumi di acque reflue -circa 18.000 mc/h- trattate da Thyssen.

Il tutto senza citare in questa sede i laghetti di cromo esavalente e la corruzione interna -che in fondo intrecciano la stessa pochezza.

Ecco perché l’ “Obiettivo legalità” teorizzato da Thyssen Krupp rischia di tradursi solo in un’inutile revirgination dell’immagine, se non si congiunge al rigore e all’abnegazione di coerenti condotte quotidianamente praticate: e quali che ne siano i costi aziendali –già imposti dalla legge, se qualcuno negli ultimi 130 anni l’avesse osservata e, non di rado, fatta osservare- essi saranno sempre largamente inferiori all’incalcolabile prezzo che la comunità ha pagato finora a livello sociale e ambientale