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stop borgogiglione, no conferimenti gubbio e castello

ll blocco temporaneo di Borgogiglione, legato all’opera della Magistratura e alla ferma opposizione di comitati e associazioni, può costituire un’opportunità, specialmente se si metterà finalmente mano a una necessaria revisione del Piano rifiuti. D’altronde, tutte le discariche umbre sono vicine ormai al loro massimo riempimento e s’imporrebbe da subito una conversione a 180°.

Tra le mille irregolarità sin qui perseguite –primato del lucro del privato, conferimenti di materia recuperabile, economia circolare pressoché inesistente, esteso ammorbamento ambientale e così via- lo stop a Borgogiglione non deve però diventare il pretesto per immorali quanto sistematici pendolarismi dei rifiuti in giro per l’Umbria, a partire oggi da Colognola di Gubbio e Belladanza di Città di Castello, visto che queste stesse inquinanti discariche andrebbero chiuse e, invece, continuano a pagare un alto prezzo alla mala gestio regionale.

Intanto, da gennaio a settembre 2016, alla discarica di Borgogiglione sono state conferite 112.490 tonn., ben più dell’anno precedente. La frazione organica-umida destinata al “bioreattore” è stata di 24.417 tonn. in nove mesi, cui dobbiamo aggiungere 11.880 tonn. di materiale non compostato e scartato da Pietramelina  (altre 12.517 tonn. sono state i sovvalli scartati a Pietramelina)!

Nella gerarchia normativa, la materia organica-umida, così importante per l’equilibrio del Pianeta (ripristino della fertilità dei suoli, riduzione della CO2, risparmio energetico complessivo, ecc.), dovrebbe essere il più possibile recuperata e compostata, eppure per anni gli amministratori, succubi del privato, hanno finto di non vedere come Pietramelina producesse solo abnormi quantità di scarti: si è atteso l’intervento della magistratura e della nuova dirigenza ARPA per rompere gli indugi  (vedi Diffida irregolarità impianto, Det.Dir. n. 9435, 5/10/2016)

Allo stesso modo, nessuno finora ha saputo indicare i vantaggi per cui si è difesa fino all’ultimo la scelta bizzarra di far rientrare i rifiuti umidi in discarica, grazie alla modalità sperimentale “bioreattore”, senza vantaggi ambientali, né economici –fuorché per i gestori!

Il ritardo della Regione nel dotarsi di un vero piano per il recupero dei rifiuti organici –umidi, si vede dall’obsoleta impiantistica a disposizione, inefficiente e sovradimensionata, visto che in gran parte le imprese trattano rifiuti provenienti da fuori regione; allo stesso tempo inadeguata agli interessi collettivi, soprattutto per l’incapacità di riversare i benefici sul sistema agricolo.

Va colta quindi l’opportunità del blocco di Pietramelina e Borgogiglione per superare la logica dei grandi impianti (e ancor più la scelta dell’incenerimento), evitare il nomadismo dei rifiuti, avviando subito, in collaborazione con il Consorzio Italiano Compostatori e gli esperti della Scuola Agraria del Parco di Monza, un piano regionale per il compostaggio domestico e di comunità, da sovvenzionare adeguatamente, facendo partire la sperimentazione in alcuni Comuni, grazie anche alla residenzialità diffusa e alla molteplicità di piccoli centri che favoriscano il compostaggio “tradizionale”.

Si tratterà poi di sostenere con le più opportune risorse le iniziative di Comuni o di singole imprese private per il recupero/riciclo dei materiali, a partire dai RAEE e dalle materie seconde più pregiate, stimolando percorsi virtuosi, creando uno o più centri regionali di progettazione e sperimentazione, finalizzati alla riduzione a monte dei rifiuti e allo sviluppo dell’economia circolare. La sfida è aperta!