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Condannato CNS, ora si accenda un faro sul bando delle 18.000 casette.

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Oggi sono sei mesi dal 24 agosto.

La gestione dell’emergenza segna il passo da tempo, con carenze che, stante l’attuale caotica governance, non sono facilmente superabili, con criticità sotto gli occhi di tutti, tanto che i residenti si sono organizzati alla meglio, per tempo, a proprie spese.

Con un atto di resipiscenza, lo stesso Commissario Vasco Errani riconosce il problema, di cui è però politicamente responsabile assieme ad altri. Problema ben più profondo di quanto questi non voglia far credere.

Anzitutto, sotto il profilo amministrativo, è molto grave, ancorché non sorprenda, la condanna -emersa ieri, https://goo.gl/gBfh0e – da parte del Consiglio di Stato nei confronti del CNS (associato Legacoop) per un bando del 2012 relativo alla pulizia nelle scuole, bando che, stando alle notizie di stampa, fu manipolato, con un’autentica lottizzazione dell’intero Paese, come aveva denunciato la stessa Antitrust. La condanna comporta per il CNS anche la perdita dei requisiti morali, con rischi su altri appalti.

L’impresa fece dunque cartello con altre in una gara di importo enorme, pari a € 1,6 mld, violando norme europee sulla concorrenza. Il CNS è -incidentalmente- quello stesso consorzio noto alle cronache giudiziarie sin dal dicembre 2014 per il coinvolgimento in Mafia Capitale.

Frattanto, come scritto anche dal Corriere della Sera, dal Fatto Quotidiano e altri, in quegli stessi mesi il CNS stava partecipando a una gara preventiva Consip per la fornitura di 18.000 casette per eventuali emergenze, gara indetta tra l’aprile 2014 e l’agosto 2015.Gara infine vinta assieme ad altri soggetti per un importo globale di circa € 1,2 mld: chiediamo di approfondire questa storia e il M5S proseguirà naturalmente nel fare la sua parte al riguardo.

Cambiati opportunamente i vertici CNS, resta sullo sfondo una situazione imbarazzante non solo in ragione della citata sentenza del Consiglio di Stato, ma anche per aver scelto per la realizzazione delle casette un’impresa senza la minima esperienza in edilizia quale sorta di soggetto capofila di altre aziende.

Quando ci si chiede del perché degli enormi ritardi nel fornire un tetto agli sfollati, oltre a indicare il destino cinico e baro, dovremmo analizzare compiutamente lo scenario e farci una serie di domande sull’appalto nazionale per poi formulare altri quesiti sull’individuazione del capofila in sede interregionale, senza dimenticare la totale mancanza di coordinamento tra Protezione Civile e Regioni, nell’inadeguatezza totale di chi ha il potere per fare il vero bene comune, ma poi fa altro.

La nostra gente meriterebbe unicamente abnegazione e rispetto: segnalo pertanto a politici e cooperatori di vaglia che l’anello al naso non lo porta più nessuno, come presto le circostanze si incaricheranno ampiamente di rappresentare