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Piccolo Carro Lettera aperta a tutti i garanti per l'infanzia e l'adolescenza
Dopo l’emergere dei rapporti tra la garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Umbria, Maria Pia Serlupini, e la cooperativa “Il Piccolo Carro” (di cui è socio suo figlio dall’anno di assunzione della carica di lei, per la quale cooperativa essa ha partecipato a incontri con funzionari della ASL 1 e per la quale cooperativa si è recata in visita di endorsement con la Presidente Marini proprio durante la tempesta mediatica legata alla morte di Sara Bosco e la scomparsa di Daniela Sanjuan), ho richiesto ufficialmente a mezzo PEC il 3 ottobre 2016 di poter sentire in Terza Commissione Consiliare la garante stessa, per avere delle risposte e dei chiarimenti in merito.
Da allora, la mia richiesta è rimasta incomprensibilmente senza risposta, né positiva, né negativa.
Fin dall’inizio del mandato nella mia veste di consigliera regionale ho chiesto la convocazione di diverse persone (anche esterne all’organizzazione amministrativa regionale) e sempre ho incontrato la massima collaborazione ad incontri e confronti da parte di tutti.
Questo tipo di “blocco istituzionale” appare perciò inspiegabile e la perseveranza con cui è portato avanzi, nel silenzio generale,  è a mio parere molto preoccupante e getta ancora più sospetto sulla “importanza” politica della “garante” (politica di lungo corso e membro della segreteria regionale del Partito democratico fino alla assunzione della carica) o forse sul fatto che non si vuole rispondere a certe domande legate ai suoi rapporti con i vertici de “Il Piccolo Carro”.
Qualuque sia la ragione, trovo intollerabile e molto allarmante tale immobilismo istituzionale, che impedisce agli organi eletti di porre semplici e  legittime domande in merito ai rapporti personali diretti e indiretti tra i due titolari della ricchissima cooperativa e la “garante”, una figura istituzionale importante e delicata, la quale non solo deve essere, ma anche apparire indipendente, terza e imparziale.
Sono morte due ragazze, vi sono delle inchieste giudiziarie in corso (una delle quali con ipotesi di omicidio per Daniela Sanjuan) e ancora tantissime ombre su questa vicenda di rilevanza nazionale.
Ad essa si aggiunge la gravissima situazione di illegittimità (confermata da una risposta del Ministero della Salute) grazie alla quale la cooperativa ha ospitato ragazzi con gravi problemi di salute, tossicodipendenza (come Sara Bosco) e psicologici (come la piccola Daniela Sanjuan) pur non avendo le autorizzazioni per lo svolgimento di attività terapeutica. Eppure la cooperativa ha continuato tranquillamente ad operare ed è servito “Chi L’Ha Visto” per far muovere qualcosa.
Non si tratta di un attacco politico alla “garante” Serlupini o alla maggioranza, ma di una richiesta dovuta di chiarezza e trasparenza, alla quale credo in tale veste istituzionale dovrebbe adempiere e la quale andrà avanti finché non ci verranno date le risposte doverose che ci spettano come consiglieri regionali e come cittadini.
In attesa che qualcosa si muova nel muro di autoreferenzialità e silenzio della politica umbra, mi auguro che  questo appello agli altri “garanti” del resto d’Italia, che stimo enormemente, servirà quantomeno a rendere loro conoscibile questa strana e inspiegabile vicenda umbra.