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Il Piccolo Carro e il silenzio delle istituzioni

La vicenda della cooperativa “Il Piccolo Carro” si tinge di ulteriori particolari, molto inquietanti, che a nostro parere richiederebbero ulteriori indagini da parte delle autorità competenti (giudiziarie e amministrative), per capire veramente chi sono e che legami hanno tra loro i soci della cooperativa e soprattutto i rapporti con il mondo delle istituzioni.
Scorrendo la lista dell’ultimo verbale di assemblea pubblicato, tra i vari soci della cooperativa compare il nome di Basilio Cariati. Già pregiudicato, ha scontato la sua pena in Germania per l’omicidio di uno slavo, ed è ora accusato da alcuni collaboratori di giustizia, di aver autorizzato l’omicidio della sua stessa moglie, barbaramente uccisa 29 anni fa, nonché di essere membro della ‘ndrangheta di Cirò. Con lui risulterebbero nella lista dei soci della cooperativa anche alcuni suoi parenti.
Di Basilio Cariati si parla dettagliatamente nel libro del noto scrittore Umberto Ursetta, “Vittime e Ribelli: donne di ‘ndrangheta da Lea Garofalo a Giuseppina Pesce” recentemente pubblicato.
Ferma restando la presunzione di innocenza e il diritto al riscatto e all’affrancamento da parte di chi ha già scontato la propria pena, a nostro avviso questo fatto non può essere considerato se non come un ulteriore tassello che getta nuove ombre in un quadro dalle tinte già piuttosto fosche.
In attesa che la giustizia compia il suo corso relativamente alle vicende già ampiamente raccontate in precedenti comunicati, ci troviamo di nuovo costretti a sollecitare le istituzioni al fine di chiarire alcune vicende fin troppo troppo oscure che riguardano soprattutto  i rapporti tra “Il Piccolo Carro” e alcuni soggetti istituzionali, in primis la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Umbria, Maria Pia Serlupini, il cui figlio risulta socio del Piccolo Carro (proprio dal 2014, anno in cui la madre ha assunto la carica) intorno alla quale registriamo un silenzio assordante anche a seguito della nostra richiesta di audizione che giace da diversi mesi nei cassetti del presidente della terza commissione Attilio Solinas senza che ci abbia mai degnato di una risposta.
Diffidiamo fin d’ora la Giunta Regionale qualora voglia dare attuazione ad una sanatoria “ad cooperativa” tramite la revisione del Regolamento sulle strutture socio assistenziali, e sarà nostra premura capire quanto e in che modo sia coinvolta l’ASL competente attraverso un interrogazione urgente che dovrà fare luce sui molti torbidi aspetti della vicenda in modo chiaro e perentorio. Andremo fino in fondo e qualora non ci ritenessimo soddisfatti ci impegneremo per promuovere un’apposita commissione al fine di dirimere, ove ve ne siano, responsabilità e problematicità legate al mondo delle strutture socio assistenziali umbre.