CONDIVIDI
Terni e il porettume in commissione regionale
TERNI, STORICO PORETTUME DELLA REGIONE UMBRIA, DELLA PROVINCIA STESSA E DEL COMUNE:
ORA CHIUDERE GLI INCENERITORI E INTERCETTARE IL FUTURO NEL SEGNO DELLA SOSTENIBILITA’
Il porettume di Terni, così come per decenni riservato alla Conca da parte della matrigna Regione Umbria, ha trovato per lungo tempo fedeli esecutori a tutti i livelli.
E’ ora di farla finita: guarda caso, è proprio a Terni che, da 40 anni, si concentrano impianti di incenerimento, con richieste di prosecuzione per l’eternità, quando è noto -non da oggi- che si tratta di attività ad alto impatto, con sole esternalità negative e nemmeno mezzo beneficio per i territori.
Ed è sempre a Terni, così problematica dal punto di vista sanitario, che c’è un ospedale non antisismico che, a bilancio, vale appena un sesto, 30 milioni, rispetto ai 170 del Santa Maria della Misericordia: perché?
Nel ringraziare la Commissione regionale per la diretta audio-video di stamane, riunita l’organismo stamane al Palazzo della Provincia di Terni -perché la Regione non ha nemmeno una sala propria adeguata, dopo aver svenduto tutto in loco, dall’ambiente alle sedi stesse- i più attenti avranno certamente notato i problemi di amplificazione e la rottura di diversi microfoni, le luci fulminate, i condizionatori appesi all’esterno sul travertino ai minimi termini di Palazzo Bazzani, elementi di degrado che, d’altronde, fanno il paio, poco più in là, con la Fontana impacchettata ad infinitum in una piazza dalle condizioni vergognose, senza un minimo di decoro, come il resto del centro storico e della città dimostrano: la qualificazione estetica e funzionale di Terni è purtroppo raccontata dai sacchi di spazzatura che, ovunque, abbondano ai margini delle strade.
E’ sempre a Terni che, da decenni, si insiste soltanto con la monoproduzione, con grandi e ciclici rischi socio-occupazionali, senza che presidenti di Regione, di Provincia e sindaci, siano riusciti a intercettare il futuro nel segno della sostenibilità, laddove proprio a Terni, in continuità con la visione futurista di fine ‘800, si doveva, da un lato, procedere alla doverosa riqualificazione ambientale delle produzioni, ma, dall’altro, anche cogliere e valorizzare il bello dell’esplosione digitale di fine ‘900, con grande e qualificata occupazione -che non c’è. Intanto la situazione generale si sta aggravando, mentre gli orizzonti si fanno foschi.
Non è sicuramente troppo tardi per recuperare, specie per una comunità, come quella ternana, talvolta anche troppo adusa a lavorare a capo chino, senza chiedere null’altro in cambio che un giusto salario. Ma, per avviare politiche pubbliche all’insegna di un vero progresso, occorre aprire le menti e i cuori a una nuova stagione, accompagnando nel futuro le nostre migliori e storiche attività industriali, da un lato.
Dall’altro, finalmente, chiudendo la stagione degli inceneritori e delle discariche, che a nulla servono in un quadro davvero ispirato alla più virtuosa circolarità economica: la Regione Umbria ha, per parte sua, l’occasione irripetibile per mostrarsi più madre che matrigna. Pretendiamo rispetto: se non ci sarà, proseguendo nel porettume e nell’asservimento di sempre, si registreranno nuove azioni di disobbedienza civile, fatti che la presidente Marini e il sindaco Di Girolamo, certo, vorranno evitare, per il bene di tutti