CONDIVIDI
Thyssen krupp rispetti le regole

Nel 2014, ormai quasi tre anni or sono, la Direzione Ambiente della Provincia di Terni e ARPA, Dipartimento di Terni, inviarono all’allora presidente di Provincia, Leopoldo Di Girolamo, un’allarmante missiva (allegata), relativa al mancato soddisfacimento degli standard ambientali imposti dall’AIA assentita nel 2010 a Thyssen Krupp.

Si registrarono ben nove violazioni normative, ma, pur trovandoci in un SIN per le bonifiche, a ben tre anni dalla missiva citata e dopo un anno e mezzo dal passaggio ufficiale di alcune competenze dalle Province alle Regioni, la Giunta diretta da Catiuscia Marini ha attivato soltanto un tavolo di lavoro.

Quanto al recupero delle scorie, è bene ricordare che l’azienda, dal 2010 ha avuto ben cinque anni per procedere. Nel 2015 è stata infine diffidata, proseguendo naturalmente ad accumulare rifiuti in aree già gravate da vaste contaminazioni certificate.
Il fatto che, a breve, verrà forse trovata una soluzione per le scorie future, dimostra che, quando si deve decidere, le cose si fanno, ma non cancella il resto, a partire dalla scottante questione della discarica, quella gigantesca miniera d’acciaio sepolto che, ad oggi, rappresenta soltanto un’estesa fonte di inquinamento delle falde acquifere, giacché nessuno ha imposto a Thyssen né il completamento del capping, né eventuali barriere idrauliche per isolare l’immondezzaio. Il tutto a un passo dalla Cascata delle Marmore che, sebbene illegalmente chiusa, è pur sempre un bene naturalistico mondiale.

Frattanto, secondo tutti gli indicatori, in soli tre anni, a causa del logoramento degli impianti, la situazione generale è ulteriormente peggiorata, con lo sfondamento dei limiti-obiettivi qualità vigenti anche per quanto riguarda il nichel nell’aria di Terni per l’anno 2016; le emissioni platealmente non captate di metalli pesanti, tra cui nichel, cromo, mercurio, etc., con contaminazione di tutte le matrici; l’individuazione di cromo esavalente pure nei pozzi Thyssen ed extra moenia; il pesante ammorbamento del Fiume Nera fino almeno a Narni (come da ‘Studio ecotossicologico‘ di parte e analisi ARPA Umbria), inter alia.

Thyssen opera entro uno Stato di diritto che, finora, ha inteso seguire la parabola di Pulcinella. Ma è bene tenere a mente che anche i grandi e potenti soggiacciono alle leggi e, almeno in Occidente, non esistono più soggetti legibus soluti, come si fosse nel Medioevo.

Da sempre, nel caso di specie, in troppi chiudono occhi e orecchie, fatti salvi il senso del dovere e la buona volontà di qualche isolata autorità, continuando pertanto a registrarsi pesanti ripercussioni per la stessa salute dei lavoratori e dei cittadini medesimi.

La Regione Umbria, tre anni dopo quella allarmante missiva, anziché lavorare sulla sostenibilità quale obbligata e qualificante via per il futuro dell’industria, ha viceversa fatto nulla per aggiornare l’AIA, coprendo di fatto le persistenti irregolarità dell’azienda. Tu chiamale, se vuoi, elusioni.