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Corte dei Conti attesta fallimento “garanzia giovani”. Ora attuare le proposte del M5S

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Le perplessità che abbiamo tante volte espresso in merito al cosiddetto “Piano del lavoro” della Giunta si stanno purtroppo materializzando sempre con maggiore drammaticità.
La nostra Regione si pone come “maglia nera” d’Italia in termini di precarietà e utilizzo dei famigerati vouchers. Fino ad ora la Giunta Marini ha ricalcato le politiche renziane del “Jobs Act”, con annunci, finti incentivi, sigle incomprensibili, inglesismi, eliminando tanti diritti e la dignità del lavoro.
Ieri la risposta dell’assessore Paparelli all’interrogazione del consigliere Smacchi, è stata l’occasione ricevere un quadro aggiornato sulle cosiddette misure a sostegno dell’occupazione in Umbria.
Sono stati spesi 70 milioni di euro, di cui 24 per il programma “Garanzia giovani”, 16 per il “Pacchetto adulti”, 13 per il “Pacchetto smart” (tirocini all’estero) e 13 per misure di sostegno assunzioni aziende. Nell’ambito del programma Garanzia Giovani, su 20.336 richieste (al netto dei cancellati), solo 1.152 ragazzi hanno ricevuto contratti a tempo indeterminato e 4.600 a tempo determinato, una percentuale pari ad appena il 28%.

Pochi giorni fa la stessa Corte dei Conti dell’Unione europea, nella “Relazione sull’impatto delle politiche europee sulla disoccupazione giovanile” ha attestato il fallimento del progetto “Garanzia giovani” scrivendo chiaramente che esso “ha compiuto progressi limitati e conseguito risultati che non rispecchiano le aspettative iniziali”.
Dalla relazione emerge un quadro anche peggiore per l’Italia, che ha ottenuto i risultati peggiori tra i Paesi analizzati: in media, solo il 31% dei ragazzi ha trovato un vero posto di lavoro (esclusi i tirocini), rispetto al 90% della Francia e il 64% dell’Irlanda. Inoltre viene confermato il record negativo del ritardo della “riscossione dei pagamenti”, in media di 64 giorni.

Come Movimento 5 Stelle in Umbria, non vogliamo dare alla Giunta colpe che non ha, né vogliamo fare sterile polemica. Al contrario, fin dall’inizio del nostro mandato abbiamo avanzato numerose proposte concrete per favorire l’economia umbra e creare vera occupazione.
Decine di proposte (dal “Reddito di cittadinanza” fino ad arrivare agli emendamenti al bilancio a favore delle piccole e medie imprese umbre) tutte nettamente bocciate dalla maggioranza per pura logica politica. La stessa maggioranza che nei propri annunci di auto-promozione si definisce “aperta al dialogo”.

Noi non ci diamo per vinti e, come già annunciato, entro pochi giorni presenteremo un emendamento alla legge regionale 23 dicembre 2013 n. 30 sul “Sistema regionale di istruzione e formazione professionale”, che prevede l’obbligo di valutare gli enti di formazione in base alle reali opportunità di lavoro che riescono a far ottenere agli allievi, non solo in termini percentuali di quanti di loro lavorano entro un anno dalla fine dei corsi, ma valutando anche la qualità dei contratti di lavoro offerti e le retribuzioni percepite. Verranno premiate le agenzie di formazione e le imprese che valorizzano veramente gli allievi, a scapito di quelle che puntano solo ad incassare contributi e sfruttarli, per poi abbandonarli al loro destino.

Solo tornando alla vera meritocrazia, alla valorizzazione delle persone e alla dignità al lavoro e delle retribuzioni (valori base della Costituzione che la metamorfosi renziana del Partito Democratico ha in gran parte annientato) il fosco quadro economico, sociale e occupazionale potrà veramente migliorare nella Regione Umbria.