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“Piccolo Carro”: TAR Umbria rigetta ricorso della cooperativa, ora fare luce sugli aspetti più oscuri

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Marini in visita al Piccolo Carro

L’intricata vicenda legata a “Il Piccolo Carro” si completa di un nuovo tassello. Il TAR dell’Umbria, con sentenza depositata il 2 maggio, ha rigettato il ricorso della cooperativa nei confronti della revoca del Comune di Assisi dell’autorizzazione al funzionamento di una delle strutture ordinando l’immediata cessazione dell’attività.

La sentenza, smentendo quanto affermato dalla cooperativa in questi mesi, ha ribadito “la circostanza, ampiamente documentata, dell’inserimento nella struttura “Silo” di minori con problematiche di tipo sanitario…” e il fatto che “l’autorizzazione rilasciata dal Comune di Assisi alla cooperativa Piccolo Carro – diversamente da quanto sostenuto nel ricorso – non abbia alcuna valenza terapeutica”. Si ribadisce che “è emersa dai diversi sopralluoghi effettuati … la presenza nella struttura “Silo” di minori con problematiche di carattere sanitario, come da ultimo peraltro ribadito con la nota del 21 dicembre 2016 dallo stesso Direttore Sanitario della USL Umbria 1” e pertanto “ritiene il Collegio senz’altro sufficientemente comprovato l’inserimento nella struttura di che trattasi di ospiti con disabilità a fronte di atti pubblici e ispezioni condotte dagli organi ispettivi istituzionalmente preposti”.

Il TAR Umbria conclude che “appare senz’altro completo l’apparato motivazionale della revoca, in grado di ricostruire appieno l’iter logico che ha spinto l’Amministrazione ad esercitare il potere di autotutela (in senso lato) attribuitole dalla normativa regionale, preceduto da rituale diffida in merito alle più gravi violazioni contestate”.

In questa causa, accanto al Comune di Assisi, si è costituita anche la Regione Umbria. Come già scritto in precedenza, ritengo che sia stato importante e apprezzabile che la Regione, attraverso l’assessore Luca Barberini, non ha lasciato “soli” i Comuni, pretendendo lo stesso rispetto delle regole da parte di tutti gli operatori. In questo delicatissimo ambito le cautele devono essere massime e non si può permettere di mettere a rischio i minori e i soggetti più deboli.

Va tuttavia ricordato che vicenda del “Piccolo Carro” va molto oltre tale questione “autorizzatoria”. Restano ancora insolute importantissime questioni in merito al passato della cooperativa e dei suoi titolari, alla gestione finanziaria e fiscale degli enormi fatturati, i legami con le istituzioni (in particolare con la garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Maria Pia Serlupini) e le ragioni per le quali, per anni, le istituzioni non si sono mosse di fronte a tante criticità. Non bisogna lasciare che la vicenda torni nell’oblio e, soprattutto, auspichiamo che prima possibile le autorità inquirenti facciano piena luce sulla misteriosa morte della piccola Daniela Sanjuan, affinché una tragedia simile non accada mai più.