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M5S commissione d'inchiesta su Umbria Mobilità
La politica umbra sta tenendo immobile da anni Umbria Mobilità, in uno stato di “liquidazione di fatto”, ma la situazione disperata in cui versa l’azienda di trasporto pubblico non è una novità. Le cause dei costi che dipendenti e cittadini umbri si trovano a dover oggi pagare risalgono a molto tempo fa. Da ancor prima che l’azienda assumesse l’attuale assetto societario e fanno riferimento a delle responsabilità politiche che riteniamo opportuno vengano portate alla luce.
Pertanto il M5S richiederà formalmente, in una delle prossime sedute d’aula, l’istituzione di una Commissione d’Inchiesta per risalire ai mandanti politici del delitto perpetrato ai danni del trasporto pubblico locale. Inoltre, cercheremo di fare piena luce sulle eventuali responsabilità degli amministratori che si sono avvicendati in questi anni.
Ad oggi, sono ancora troppi i punti interrogativi da risolvere.
L’ultimo bilancio disponibile indica una perdita di quasi 14 milioni di euro, debiti per 118 milioni di euro e fidejussioni per 171 milioni di euro.
Di pochi giorni fa la notizia che la stessa Umbria Mobilità avrebbe iniziato un’ azione legale contro la Regione Umbria per il riconoscimento di crediti per 10 milioni di euro.
Va ricordato altresì come la stessa Regione risulti avere crediti verso Umbria Mobilità per rimanenti 12 milioni di euro di un prestito ponte di alcuni anni, fatto passare come “anticipazione di liquidità”, uno stratagemma contabile rilevato e censurato dalla stessa Corte dei Conti.
Se tale credito ancora risulta esistente, non si potrebbe valutare una compensazione? E, soprattutto, tale debito verso la Regione risulta tra i debiti di Umbria Mobilità?
Tutto questo deve essere certamente approfondito nelle sedi opportune, anche per evitare che tali azioni legali siano solo un pretesto per guadagnare tempo e poter continuare a tenere a bilancio determinate voci sperando che il tempo continui a confondere le acque e faccia dimenticare i tanti errori (ammesso che solo di errori si tratti) che dipendenti e cittadini umbri si trovano ora a pagare.
Tra i protagonisti del passato, vorremmo iniziare ricordando il super-dirigente di APM Spa, APM Esercizi Spa, Umbria Coach Srl, APM Servizi Srl, Metro Perugia Scarl, Umbria TPL Mobilità (e molte altre), Paolo Paduano, che per questi incarichi di vertice ha incassato stipendi faraonici di centinaia di migliaia di euro annui.
A quanto ci risulta alcuni suoi parenti strettissimi erano soci delle società Autoservizi TPL Srl e Autoservizi Fonti Srl, imprese che operavano proprio nella mobilità in Umbria.
Agli atti risulta una interrogazione del 5 settembre 2008 dell’allora consigliere del Comune di Perugia, Massimo Monni, il quale chiedeva chiarimenti in merito ad una vendita di autobus da parte della società polacca Radtur (di proprietà di APM SpA) alla Autoservizi Fonti Srl (di cui erano socie la moglie e la figlia dello stesso Paolo Paduano), chiedendo se era vero che tale operazione era avvenuta e a quali condizioni contrattuali. Dopo appena 7 giorni dalla presentazione di tale interrogazione del consigliere Monni, la moglie e la figlia di Paolo Padano cedettero le loro quote in Autoservizi Fonti Srl, il 12 settembre 2008.
Siamo intenzionati, anche ad anni di distanza, a pretendere la massima trasparenza su questo e altri contratti, verificando che sia stata sempre rispettata la legge e non vi siano stati vantaggi indebiti di alcun genere.