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il governo rimane col cerino di umbria mobilità

Il Governo stanzia un aiuto straordinario di 45,8 milioni come “contributo straordinario” per coprire i debiti di Umbria Mobilità. Salvataggio del trasporto pubblico locale in Umbria oppure dei politici umbri responsabili del disastro?

Oggi i cittadini umbri hanno avuto l’ennesima dimostrazione che quella del “non ci sono i soldi” è solo una patetica scusa di un partito che non esita a tagliare sui servizi, sugli investimenti e sulla ricostruzione per i cittadini terremotati, ma è piuttosto celere a trovare milioni di euro per le banche e le imprese contigue, utilizzando i soldi pubblici per coprire i propri disastri e sfuggire alle proprie responsabilità. Da Umbria Mobilità ai Consorzi TNS e Crescendo al il Fondo Monteluce in Umbria, per restare in casa nostra, al Monte dei Paschi e Banca Etruria se vogliamo volgere lo sguardo oltre regione. Milioni e milioni di euro trovati con il semplice schiocco delle dita. Soldi che non si trovano o non ci sono mai quando c’è da servire il cittadino.

Soldi sottratti agli ospedali, dove i pazienti vengono relegati nei corridoi perché non ci sono posti letto, alla sicurezza dei nostri figli per l’adeguamento sismico delle scuole, all’assistenza per i disabili, soldi con i quali si poteva garantire un reddito di cittadinanza ad oltre 40mila indigenti umbri.

Questo stanziamento che dovrebbe salvare il trasporto pubblico locale ci appare piuttosto come un regalo al Partito Democratico umbro e alla sua Giunta allineata totalmente alla corrente renziana dopo il “Patto Boschi – Marini” di un anno fa e ad oggi in serissima difficoltà a causa della fallimentare gestione post-terremoto e dallo scandalo giudiziario di Terni.

Un carrozzone, quello di Umbria Mobilità che ha già fagocitato diverse risorse pubbliche sottratte ai servizi per la collettività. Non dimentichiamo infatti l’anomalo “prestito ponte” di 17 milioni da parte della Regione già attenzionato dalla Corte dei Conti per aver tutta l’aria di essere un salvataggio oscuro, tra l’altro mai restituito. Come non citare poi il disastroso Bilancio 2015 presentato con quasi due anni di ritardo con una perdita di quasi 14 milioni di euro, e debiti per 118 milioni di euro e fidejussioni per 171 milioni di euro.

Vi sono inoltre inchieste giudiziarie in corso a carico di un dirigente della Regione Umbria e dirigenti della società per presunte gravissime frodi a danno del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale per 6 milioni di euro (fatte, secondo l’accusa, proprio allo scopo di mascherare il disastro dei conti e il dissesto della società).

Non lasceremo che l’ennesimo salvataggio occulto fatto dal Partito Democratico, pagato con i soldi dei cittadini, consenta di nascondere le responsabilità pregresse politiche e amministrative che hanno portato a questo disastro. Sembra assurdo che in Umbria non debba mai pagare nessuno. A fronte di tutto questo, è inevitabile e ancorché imminente la presentazione in Aula della nostra richiesta di istituire una Commissione d’Inchiesta che indaghi su queste paradossali e scandalose vicende.