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Tra un inutile convegno e l’altro, da anni ormai la Regione Umbria insiste in una vuota autocelebrazione sui finanziamenti alle imprese agricole tramite il Piano di Sviluppo Rurale PSR. La realtà è opposta, una verità amara: dei circa € 900 milioni previsti, da anni non arriva pressoché nulla agli interessati, i bandi vengono continuamente modificati, i futuri contributi ridotti.
Siamo dinanzi a menzogne tal quali, con inefficienze plateali da parte di un’amministrazione che, dal 2015, ha modificato i bandi relativi ad alcune misure anche per ben sette volte, abbassando i contributi erogabili del 50% e altro ancora. E, finalmente, dopo un lungo balbettio, iniziano ad alzare la voce sia alcune categorie che gli Ordini professionali.
Così, dopo aver assegnato milioni di euro a poche, pochissime -quattro- grandi aziende, si cambiano le carte in tavola e i più piccoli -tanto per cambiare- vengono gravemente penalizzati.
Enorme è il danno economico inferto alle piccole imprese, che legittimamente credevano di affidarsi a una forma di finanziamento sicura e veloce, investendo nel frattempo risorse che, probabilmente, non rientreranno mai.
Oltre al danno, la beffa. I malcapitati, colpevoli di volere lo sviluppo in questa morta gora che è la Regione Umbria, al momento della domanda hanno firmato una clausola che recita: “L’Ente si riserva la facoltà di integrare o modificare le disposizioni recate dal presente avviso in qualunque momento e a suo insindacabile giudizio”. Con questa formuletta da legulei, la Giunta Marini si copre le spalle, tradendo i cittadini e le certezze che ogni impresa deve avere nel programmare gli investimenti.
Migliaia di domande già presentate devono essere riscritte secondo nuove regole; frattanto il sistema informatico per la presentazione delle domande non è pronto; la scadenza del nuovo bando è il 31 agosto 2017, pieno periodo di ferie, con personale ridotto e un software inadeguato; bandi modificati à go-go e chi peggio ne ha, peggio ne metta.
Una gestione tragicomica che prosegue da anni e imporrebbe l’immediata sostituzione di un’assessore viceversa indifferente.
Al di là della legittimità di tali azioni, è inqualificabile rimanere silenti di fronte alla crisi profonda che investe il settore agricolo, settore che, al di là di certi campioni nello spazzolare ingentissime risorse pubbliche, ha comunque bisogno di sostegno soltanto per sopravvivere.
Inaccettabile trincerarsi dietro clausole di salvaguardia che mettono in ginocchio le piccole imprese e i cittadini: di fronte a simili abusi e soprusi, non rimarremo mai in silenzio, tanto che il Movimento 5 Stelle ha presentato due interrogazioni in Regione e una al Parlamento Europeo, con Laura Agea. E non finisce qui