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linee guida vita indipendente
Finalmente con oltre 20 anni di ritardo sulle altre regioni  e dopo mesi  di attesa, sollecitazioni e ammiccamenti, l’assessorato al welfare e sanità ha preadottato le linee guida sulla sperimentazione dei progetti di vita indipendente.
La Vita indipendente consiste nella possibilità di intraprendere un percorso di emancipazione della persona disabile che prevede come momento elettivo la libertà di scegliere e assumere l’assistente personale e il luogo dove vivere come qualsiasi altro cittadino. Funzionale a questo processo è la disponibilità di un budget adeguato che consente notevoli risparmi rispetto alla permanenza in strutture residenziali.
Come spesso accade però, non è tutto oro quel che luccica. Abbiamo riscontrato varie criticità sulle quali ci batteremo in futuro per un servizio che sia conforme a quanto accade nel resto del Paese. L’Umbria non sembra ancora voler uscire da quel medioevo assistenziale che la contraddistingue.
All’interno delle Linee Guida che verranno presentate domani in III commissione dall’Assessore Barberini fa infatti seguito l’odioso meccanismo del “chi prima arriva meglio alloggia” per la presentazione dei progetti, mentre nel resto d’Italia si possono attivare questi progetti durante tutto l’anno solare. D’altro canto il finanziamento in Umbria non supererà i 1000 euro al mese quando è noto che un assistente costa circa 1400 euro al mese e infatti  in Toscana si possono riceve fino a 1800 euro.
Vogliamo poi parlare dei presunti processi di deistituzionalizzazione ( uscita da istituti e case famiglia )? Sono infatti previsti periodi di prova di 6 mesi in gruppi appartamento o altro gestiti da soggetti del III settore che presumibilmente vogliono tutto, tranne che partano anche in Umbria processi che portano all’uscita dei disabili dalle realtà residenziali.
I disabili, che spesso non lavorano, sempre in base alle scelte della regione Umbria , dovranno anticipare i fondi per poi venire rimborsati dopo mesi, ma soprattutto c’è l’incertezza assoluta sulla disponibilità generale dei fondi e la continuità dei progetti che al momento sembrano finanziati solo per 12 max 18 mesi.
Altra assurdità è la previsione del consulente alla pari (per la cui funzione sono al momento  previsti ben 120.000 euro), figura che parrebbe essenziale, ma che non è presente nelle altre Regioni. Un balzello richiesto ai disabili e alle loro famiglie se pensiamo che questi fondi avrebbero potuto finanziare altri progetti o migliorare gli importi insufficienti per quelli già previsti. Sappiamo che perfino rappresentanze dei servizi sociali presso i comuni hanno espresso forti timori e perplessità.
Da coloro che parrebbero ambire a divenire “consulenti per la funzione di consulente”  chiediamo dove erano negli ultimi 10 /15 anni mentre l’Umbria negava il godimento di diritti umani fondamentali sprofondando in un medioevo socio-assistenziale . Dov’erano quando la gente gridava in piazza a favore della libertà di scelta e dell’assistenza indiretta? Quando i malati di Sla invasero il consiglio regionale nel 2011 per ottenere un  misero assegno di cura?
Poiché le “disgrazie ” non arrivano mai da sole .. si parla anche di AVI (Agenzie per la Vita indipendente ) anch’esse pressoché inesistenti e sconosciute agli assessorati al Welfare di tutta Italia . Anche in questo caso non è chiaro quante centinaia di migliaia di euro si ingoieranno questi carrozzoni, mentre con assoluta sicurezza sappiamo che decine, forse centinaia di cittadini non potranno accedere ai finanziamenti poiché i fondi a loro dedicati avranno preso altre vie.
Il tutto si inserisce in un quadro complesso e pletorico pieno di condizioni e adempimenti che creerà una sorta di vessazione amministrativa e burocratica. Se è vero che è necessaria una verificare sull’utilizzo appropriato dei fondi pubblici questo non può prescindere da procedure improntate alla semplicità che possano aiutare l’emancipazione del disabile, affinché possa essere totalmente autonomo anche nello svolgere le pratiche necessarie.
Inoltre le UVM Unità di valutazione multidimensionali hanno tutti i numeri e le competenze per esaminare le richieste, sono già pagate per questo, qualsiasi altro soggetto oltre che non inquadrabile in un contesto legale e organizzativo,rappresenta un appesantimento delle procedure.
Va detto comunque  che nessuno vuole negare il ruolo e la rilevanza di chi volontariamente , in ragione di uno slancio solidaristico , desidera dare consigli e sostenere coloro che vogliono iniziare questo percorso di crescita e autodeterminazione.
Ora, grazie alle battaglie e alle sollecitazioni del Movimento 5 stelle Umbria e  di associazioni che non gestiscono o rappresentano  soggetti erogatori di servizi , si può finalmente passare dalla negazione dei diritti , dalla retorica, dall’ipocrisia e dalla poca trasparenza a delle azioni concrete a tutti i livelli istituzionali, presso i Comuni , il Consiglio Regionale e la Giunta, azioni di stimolo che vedono l’implementazione di contributi economici per un numero sempre maggiore di cittadini che possono, finalmente , organizzare la propria assistenza dove meglio credono e con chi vogliono. Il tutto a vantaggio di ogni  cittadino senza colore politico o appartenenza .
C’è la possibilità concreta di raddoppiare il numero dei 127 progetti finanziati organizzando in modo più efficace le risorse e inglobando quelle previste per il consulente alla pari e le AVI , chiederemo anche di aumentare progressivamente ogni anno il numero di progetti da finanziare. Sappiamo che le risorse ci sono, ma devono essere indirizzate solo sui progetti, per offrire dignità  a un numero sempre maggiore di cittadini e per creare nuove opportunità di lavoro per operatori che amano crescere e qualificarsi .
Chiamatela come volete assistenza indiretta, vita indipendente, assegno di cura o assegno di sollievo ma lo sostanza è la stessa #LIBERIDISCEGLIERE