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CATIUSCIA MARINI, UNA SETTIMANA DA DIMENTICARE: REAZIONI RABBIOSE ED ECCESSIVE CONTRO LA LIBERA ATTIVITA’ DEI CONSIGLIERI: A QUANDO IL CONGEDO DALLA COSA PUBBLICA?

Avrà riacquisito serenità?

Le immagini tratte dalla serata di apertura del Festival di Spoleto mostrano una Catiuscia Marini forse non ancora radiosa, ma almeno finalmente paciosa.

Eppure, nel corso della settimana, era accaduto di tutto, principiando dalla sua Todi, passando poi per la centrifuga correntizia in seno al PD, proseguendo con la Commissione di Inchiesta voluta e ottenuta dal M5S e dal resto delle opposizioni sui buchi arcimilionari della ferrovia regionale, fino alle grida ferine levate a più voci dai consiglieri di maggioranza avverso le rabbiose intemerate presidenziali, telefoniche e non solo, legate al fatto che la Marini sarebbe notoriamente ostile all’ipotesi di approfondire la vicenda Umbria Mobilità: eppure non ci sarebbe nulla da nascondere. O sbaglio?

Credo sia il caso che la presidente di Regione torni anzitutto coi piedi per terra, recuperando e coltivando un rispettoso rapporto con i consiglieri eletti tutti, senza porsi inopportunamente ex cathedra, come fatto ancora una volta martedì scorso da Roma, quando, snobbando come spesso accade l’Aula, assieme al premier Gentiloni ha ribadito da Roma alcune frottole sul post terremoto, sostenendo che le casette non sono affatto in ritardo: venga a dirlo a Palazzo Cesaroni, a noi, oppure lo spieghi in un confronto pubblico con i cittadini, magari illustrando alcuni dettagli di una mala gestio evidente ormai anche alla grande stampa.

L’auspicio è che, guardando davvero alla condizione di cronico immobilismo in cui da tempo versa la nostra Regione, Catiuscia Marini abbandoni slogan, bugie e omissioni, affrontando invece il difficile percorso di conversione al vero, magari con la stessa serenità d’animo immortalata ieri sera al Festival di Spoleto.

Se poi questo cammino non riuscisse, visto anche il noto deficit di empatia e concretezza, sarebbe bene che la stessa maggioranza le organizzasse il più rapido congedo dalla cosa pubblica, deprivando ovviamente la Marini di ulteriori e immeritate prebende. Se ne registrerebbe un grande sollievo collettivo