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Terni ancora si muore alle acciaierie
A TERNI ANCORA SI MUORE DENTRO E FUORI L’ACCIAIERIA. L’INDUSTRIA-CRONO CONTINUA A DIVORARE I SUOI FIGLI, RIPRENDENDOSI MOLTO DI PIU’ DI QUEL CHE DA’.
Così voi, non per voi fate il nido, uccelli.
Così voi, non per voi producete il miele, api…

Sovvengono versi attribuiti a Virgilio per rivestire di un velo poetico una realtà viceversa inaccettabile: a Terni ancora si muore, dentro e fuori l’Acciaieria.

Morti che, nell’omertà istituzionale, non devono far rumore, morti premature in certi affollati reparti dell’Ospedale, genitori e figli portati indifferentemente via dalla logica di una produzione da tempo incontrollata.

Né consola che il frutto di tanta fatica –tanta sofferenza- sia poi trasferito all’umanità pagante, a sconosciuti, ad altri che mai conosceranno quale grado di dolore sia dietro, dentro e fuori la fabbrica. Non conforta inferire altrove il progresso, se qui si torna stabilmente indietro di un secolo o due.

Né, in tali condizioni, rallegra il mantenere e conquistare mercati, od osservare come le componenti di una berlina tedesca arrivino proprio da qui. O che l’arredo urbano di una città francese sia made in Terni. Non importa che la copertura di un sito archeologico in Grecia abbia origine nel sud dell’Umbria, se poi, qui, le radici culturali sono state bombardate e uccise nel 1943 e poi, in seguito, definitivamente sepolte per inseguire i lustrini di un effimero benessere, inganno di un’industria che, come Crono, divora regolarmente i suoi figli, riprendendosi molto di più di quel che dà.

Non è tollerabile quanto da anni accade in Thyssen Krupp-AST. Quante volte bisogna scriverlo, dirlo, urlarlo?

Oggi siamo tutti Gianluca Menichino.

E portiamo nel cuore il nome, la croce, dei tanti, dei troppi, che non sono mai più tornati a casa o che a casa sono rimasti lungamente infermi e malati. Costoro erano nostri concittadini, nostri amici, nostri conoscenti, nonni, zii, figli. Erano fidanzati. Erano mariti. Erano padri. Erano la bellezza del mondo, confinata nel recinto vetero-fordista.

Siamo stanchi di veder cadere un solo lavoratore, un’intera città, per altrui piacere e vantaggio: oggi, nel momento in cui è palpabile, su molti fronti, il disimpegno tedesco e si sta per alienare questo logoro baraccone, sono davvero tante le differenze tra la catena di incidenti segnalati da alcuni sindacalisti –incidenti pure nascosti, fino all’ennesima vittima sacrificale- e la vicenda che ha condotto al rogo di Torino, avvenuto a un passo dalla chiusura degli impianti?

Sic vos, non vobis: così voi, non per voi producete miele, api…

Così voi, non per voi producete acciaio, cari poveri operai: a Terni siamo tutti figli della stessa storia, ma questa storia, da tempo, ha poco o nulla da offrire ai figli di Terni, avara com’è di speranze e prospettive. Carica com’è di sfiducia e angosce