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Indagato Walter Orlandi uomo di fiducia della Marini
INDAGINE PER ABUSO D’UFFICIO SU WALTER ORLANDI. RIAPRIRE IL DIBATTITO SULLE IMPOSIZIONI E LA GESTIONE PERSONALISTICA DELLE NOMINE DELLA PRESIDENTE MARINI.

La notizia di stampa di questi giorni secondo cui Walter Orlandi sarebbe indagato per abuso d’ufficio in merito alla nomina di una direttrice sanitaria, riapre il Vaso di Pandora di cui ci siamo occupati in questi due anni. Alcuni singoli soggetti, per ragioni talvolta misteriose, vengono imposti dalla Presidente Marini al vertice dell’Amministrazione regionale, talvolta manipolando la normativa vigente con interpretazioni fantasiose (ad esempio sulla sussistenza del “conflitto d’interesse”) oppure in disprezzo alla basilare opportunità politica (come nel caso di una condanna della Corte dei Conti). Tali soggetti, che a volte hanno una carriera esclusivamente politica senza titoli, in certi casi hanno anche mostrato sfregio verso gli organi democratici della Regione o dell’Assemblea legislativa, quasi a confermare che la loro carica, potere e privilegio dipende solo e soltanto dalla Presidente.

Proprio a causa della nomina Walter Orlandi si sfiorò infatti la crisi di Giunta quando l’arrogante imposizione della Presidente Marini non fu accettata dall’Assessore alla Sanità Luca Barberini.

In seguito, fu inventata una nuova figura di “direttore generale della Regione Umbria”, così da garantire all’Orlandi una poltrona di vertice, un’operazione ribattezzata da alcuni “Lodo Orlandi”, ma che nella presentazione, con la solita ipocrisia della Giunta Marini verso i cittadini umbri è stato addirittura spacciato come “rafforzamento del principio di responsabilità in cui al centro c’è il cittadino, del principio del merito e del principio di rotazione per la trasparenza”.

In un periodo di tagli indiscriminati ai servizi essenziali, segnalati anche dalla Corte dei Conti, per gli “uomini e donne della presidente” i ricchi incarichi non mancano mai, la spending review è per tutti gli altri e l’unico criterio di selezione sembra essere il favore personale della Presidente, che sembra confondere la Regione Umbria con una sua S.p.A. unipersonale.

Ferma restando l’attenzione su questa vicenda di stampa, è ormai non più tollerabile tale gestione personalistica della Presidente ed è necessario aprire una seria indagine istituzionale in merito anche a come tali soggetti, dai curricula talvolta scarni, ottengano “in house” titoli proprio da enti partecipati dalla stessa Regione e, conseguentemente, si giustifichino tali incarichi (di fatto vitalizi) di enorme potere.