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agroalimentare umbria 1000 posti di lavoro a rischio

Di seguito il testo dell’interrogazione urgente del M5S  sulla crisi del settore agroalimentare della nostra regione in cui sono a rischio quasi 1.000 posti di lavoro, con particolare riferimento alla vicenda Novelli e Perugina.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA

Oggetto: 1.000 posti di lavoro a rischio nel settore agroalimentare in Umbria, con particolare riferimento alle imprese Nestlè-Perugina e Gruppo Novelli. Necessari chiarimenti e urgenti iniziative della Giunta.

I sottoscritti consiglieri regionali

PREMESSO CHE

nel corso della recente audizione sul caso Novelli presso la II Commissione consiliare regionale, i sindacati hanno ribadito il rischio di ben 1.000 esuberi nell’agroalimentare in Umbria, dopo le note chiusure di primarie aziende del settore, come la Federici 1888, il lunghissimo blocco della Petrini-Spigadoro e altre ancora;

CONSIDERATO CHE

che il solo Gruppo Nestlè avrebbe annunciato sia alla stampa che a Regione e Comune di Perugia, di voler procedere a ben 340 licenziamenti nello stabilimento della Perugina. L’impresa, pur disponibile a un confronto presso un “tavolo” attivato al Ministero dello Sviluppo Economico, ribadisce tuttavia la propria ferma intenzione ad avviare gli esuberi e formula soltanto promesse di presunti futuri investimenti nell’area.

Circa un anno fa l’impresa parlava, invece, di “investimenti per 60 milioni di euro in tre anni con prodotto portante il famoso “Bacio”, nessun esubero, nuova struttura manageriale e innovazione delle tecnologie produttive e del modello organizzativo: queste le linee guida del piano industriale di Nestlè per rilanciare la Perugina, illustrate oggi dal capo mercato Italia, Leo Wencel, al tavolo di Confindustria a Perugia” (Repubblica 2 marzo 2016).

Dai dati economici emersi, appare inoltre che le vendite delle produzioni Perugina del Bacio e delle tavolette nel 2016 sarebbero in aumento sia sul mercato interno, che sull’export (quest’ultimo addirittura del 44%);

VALUTATO CHE

il gruppo Nestlè, con Regione Umbria e Ministero delle Politiche Agricole, da mesi sta portando avanti un’intensa campagna auto-pubblicitaria a livello nazionale (dalla quale ha presumibilmente tratto grandi vantaggi economici in termini di immagine), denominata “Rinascita Castelluccio”.

Al di là del progetto di specie, l’impresa, per bocca della Corporate Affairs Director di Nestlé Italia, Manuela Kron, avrebbe dichiarato che “(…) l’azienda sente ancora più forte il legame con questi luoghi e vuole quindi continuare a sostenerli, dando il proprio aiuto alle realtà imprenditoriali che operano sul territorio e che, dopo il terremoto, hanno bisogno del contributo di tutti” (comunicato stampa Regione Umbria del 22 dicembre 2016).

Intanto, a dispetto delle promesse da marinaio della multinazionale, centinaia di lavoratori sono costretti a scendere in piazza sia a Roma (incontro al MISE del 27 luglio) che picchettando lo stabilimento di Perugia;

 CONSIDERATO INOLTRE CHE

da diversi anni, la Regione Umbria è vittima di una progressiva ed inesorabile desertificazione industriale, con particolare riferimento oggi alle imprese operanti nel settore agroalimentare, da sempre centrale nell’economia umbra. Particolarmente grave è anche il caso del Gruppo ex-Novelli: con l’avvento del nuovo acquirente, tra produzioni chiuse, lavoratori allontanati o messi in cassa finalizzata al licenziamento, assommano a circa 220 le famiglie espulse dall’azienda, tra l’Umbria e il resto d’Italia, sui 460 dipendenti iniziali.

Tutto ciò senza considerare le crisi del siderurgico e del chimico nell’area di Terni, caratterizzata da una grave perdita quantitativa e qualitativa dei posti di lavoro -più precari, meno tutelati.

ATTESO CHE

con esiti sostanzialmente non dissimili da quelli della multinazionale Nestlé, iniziative imprenditoriali apparentemente diverse, comunque assistite da Governo e Regione Umbria, sembrano ingenerare gli stessi risultati: è appunto il caso dello storico Gruppo ex Novelli, oggi acquisito dalla famiglia Greco, dopo la nota crisi finanziaria. Oggi sarebbero circa 40 i lavoratori a rischio solo su Terni;

inoltre le relazioni sindacali vengono negate, così come si registrano problemi seri nel rispetto del contratto nazionale su assegni famigliari, contributi previdenziali e assistenziali, legge 104, con vicende esecrabili in tema di maternità;

da circa un mese non emergono inoltre notizie pubbliche da parte del gruppo iGreco in merito alle prospettive future, dopo la scelta concordataria, oggetto di presentazione il 28 luglio, mentre gli accordi presso il MISE prevedevano viceversa la mera continuità aziendale, dopo l’acquisto del Gruppo ex Novelli per € 1 da parte della famiglia Greco;

VISTO CHE

la Giunta ha partecipato negli scorsi anni a numerosi tavoli di confronto presso il Ministero dello Sviluppo Economico per affrontare crisi analoghe, tavoli dai quali sembrano essere emersi solo fumosi memorandum di intenti e documenti programmatici, destituiti di ogni fondamento alla prova dei fatti.

Tutto ciò ha alimentato un profondo clima di malcontento verso la politica nazionale e regionale, impotente, incapace o, peggio, persino complice di grandi gruppi industriali nazionali ed esteri che traggono profitto dalle produzioni locali, massimizzando i profitti senza scrupoli e senza rispetto, in danno dei lavoratori e dell’indotto economico locale;

tutto ciò premesso,

SI INTERROGA LA GIUNTA PER SAPERE

alla luce delle beffarde parole utilizzate dalla Corporate Affairs Director di Nestlé Italia, “l’azienda sente ancora più forte il legame con questi luoghi e vuole quindi continuare a sostenerli (…)”, se, chi -in questa Regione- e in quale modo abbia controllato il rispetto dei patti assunti originariamente con la multinazionale, comunicando le iniziative intraprese per monitorare scelte aziendali e relativi investimenti commerciali e tecnologici, affinché lo stabilimento resti un sito strategico per l’Italia, informando inoltre se, relativamente al Gruppo ex Novelli, vista la prolungata assenza di notizie da proprietà e associazioni datoriali, possa rassicurare le famiglie degli attuali dipendenti, con particolare attenzione alle prospettive, ma anche al rispetto dei diritti dei lavoratori e del contratto nazionale, riferendo in che modo la Regione stia lavorando sul promesso piano di ricollocamento dei dipendenti lasciati in esubero da Alimenti Italiani.