CONDIVIDI
Eternit acciai speciali terni
Non che sorprenda in un Paese senza bussola, ma occorre una notevole dose di cinismo per annunciare in agosto, nel deserto delle Istituzioni nazionali e regionali, l’espulsione dal mondo del lavoro di almeno un centinaio di persone tra Thyssen Krupp e Ternienergia, salvo altro.

Iniziamo dal caso Thyssen Krupp, che resta un fenomeno da manuale: mentre, da settimane e mesi, qualche sigla sindacale evidenziava la scarsa affidabilità delle promesse del management teutonico, altre sono rimaste convinte del contrario. Fino a ieri.

Ma perché, su Thyssen Krupp a Terni, deve registrarsi uno psicodramma senza fine, un’agitazione permanente, legata esclusivamente ai conti (ma dove?) e ai progetti (quali?) della multinazionale, senza mai evocare il rispetto delle regole?
Perché a Terni l’amianto viene riconosciuto solo fino al 1992, quando, proprio un anno fa, in Regione si ricordava che tuttora in Thyssen le operazioni di bonifica sono appena al 60%? [http://bit.ly/2vbcLNt]
Perché a Terni centinaia e centinaia di lavoratori sono stati esposti all’amianto, per decenni, ben dopo il 1992, e semmai costretti a un penoso calvario giudiziario, quando altrove –nei siti di Taranto, Piombino, Dalmine, Trieste e nella stessa TK di Torino– fu invece consentito il pensionamento agli interessati, con un semplice atto ministeriale?
Possibile che nessuno, qui, pretenda anzitutto dal Governo la parità di trattamento tra lavoratori e il ripristino della legalità, senza discriminare le maestranze di questo sito rispetto ad altri?
Magari, facendoci rispettare come Paese, facendo rispettare le regole, potremo anche riguadagnarci quel pizzico di credibilità in più, volto a chiedere legittimamente alla Thyssen Krupp cosa davvero intenda fare per il futuro, al di là delle quotidiane e levantine dissimulazioni.

Invece, dinanzi a un andamento lento della multinazionale che sa di progressivo disimpegno, le Istituzioni politiche rimangono invariabilmente passive, comodamente alla mercé di altrui decisioni, senza nemmeno imporre l’ossequio a quelle basi di diritto positivo che promanano dalle Istituzioni stesse -Governo e Parlamento. Uno Stato, di fatto, fuorilegge.

Né la vicenda dell’amianto in Thyssen potrebbe dirsi isolata. Medesime circostanze si osservano in molti poli produttivi, dalle Officine ferroviarie di Foligno alla SGL di Narni, fino a ricomprendervi altri 150 siti in Umbria, così come censito e dichiarato dall’Osservatorio nazionale amianto (ONA), da sempre in prima linea sull’argomento.

Sul fronte altrettanto caldo di Ternienergia, il M5S, nel formulare un’interrogazione urgente alla Giunta, ha anche richiesto alla competente Commissione consiliare di avviare le relative audizioni con associazioni datoriali e sindacali per esaminare approfonditamente una questione che, comunque, dovrà vedere l’apertura di un tavolo nazionale.
Di certo, Terni, Narni, l’Umbria, non possono permettersi ulteriori delocalizzazioni e disoccupati, visto pure che i drammatici casi Perugina, Novelli e altri paiono tutt’altro che risolti.