CONDIVIDI

Non serviva essere Tiresia per indicare come l’Umbria stesse scivolando nel caos sul tema rifiuti.

Sono anni che ne parliamo e ora, come da facili previsioni, ci siamo dentro: è emergenza. Emergenza che, dalla clamorosa crisi su Perugia, si sta allargando al Trasimeno fino a Bastia Umbra, con alcuni problemi evidenti anche nel Tuderte.

Non bastava costringere famiglie e imprese a indebitarsi per la TARI, finanziando un carrozzone regionale e locale che prosegue allegramente la sua corsa, inciampando tra interdittive antimafia e innumerevoli questioni giudiziarie. Occorreva arrivare a questo, pur essendo arcinota la problematica dell’indifferenziata, della scarsa qualità dell’organico, del ridotto effettivo recupero, dell’impiantistica primitiva, della mancata riduzione a monte, tutti ‘sottoprodotti’ del nostro malgoverno regionale, privo della minima sensibilità e di visione strategica sulla Rifiuti zero per una vera economia circolare, così pure da ridurre a quantità finalmente risibile l’interramento controllato di pochi materiali inerti.

Tuttora si alimenta invece il famelico partito degli affari, con costi ed extracosti assurdi a carico dei cittadini, con servizi penosi, quando l’attività dovrebbe essere esclusivamente in capo al pubblico, anziché privatizzata, epicentro delle ecomafie.

Fantozziani poi gli ultimi passi della Regione: annusando l’imminente emergenza, la Giunta Marini, dopo ben otto anni (!) ha trasmesso solo poche settimane fa la relazione sul Piano rifiuti alla Commissione Ambiente di Palazzo Cesaroni. Rapporto che però doveva essere inoltrato ogni anno, per legge. Così, non solo la Regione si è attivata con il passo della tartaruga, non solo la stessa relazione è carente di informazioni fondamentali e di dati dettagliati su produzione, riciclo e recupero, ma giunge quando il Piano rifiuti, di validità quinquennale, è ‘scaduto’  da anni, nel 2014!

Il Gruppo M5S in Regione Umbria ha pertanto richiesto l’audizione in Commissione dell’assessore al ramo, Fernanda Cecchini, per martedì prossimo 31 ottobre, esigendo finalmente un confronto, auspicando che costei giunga dimissionaria all’appuntamento, vista l’incapacità programmatoria sin qui dimostrata a fronte di una situazione nota da tempo.

Richiedemmo ufficialmente pure un anno fa, con l’atto 917, che certi nodi si affrontassero direttamente in Aula, ma il nostro documento fu giudicato “inammissibile”, perché troppo “duro”. Lo riproporremo.

La Regione, frattanto, non ha mai provveduto a una vera ricognizione sull’effettivo status quo del servizio, mentre d’intorno oscuri tentacoli puntano ancora e sempre al lucroso business della monnezza. Né la Giunta Marini è stata tempestiva nel siglare accordi interregionali, così come sull’operatività concreta degli impianti locali, lasciati diffusamente e per anni in uno stato di totale e palese illegalità.

A fronte di tanta mala gestio, come può la Regione Umbria risolvere il problema, dopo averlo creato e moltiplicato?

Come può la Regione attendersi solidarietà da territori e comunità che hanno fin qui solo dato, da Castello a Gubbio, a Orvieto?

L’unico modo per uscirne è trarre anzitutto le conseguenze della propria incapacità politica, precondizioni per una pianificazione totalmente nuova, finalmente non inficiata dagli affarismi degli amici di partito, orientata unicamente da spirito di servizio e best practices, tali da consentire l’applicazione della tariffa puntuale, la migliore raccolta differenziata per il massimo recupero, il compostaggio domestico, un’impiantistica di eccellenza e tanto altro, conseguendo rilevanti riduzioni di costi già esorbitanti, destinati viceversa fatalmente a crescere qualora il regimetto umbro volesse ancora alimentare l’insaziabile ‘sistema’ che ben conosce