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Terremoto Norcia un anno dopo

A un anno dal sisma epocale che ha sconvolto un pezzo pregiato del nostro Appennino, della nostra terra, non è tempo di polemiche, ma di memoria. Di ricordo.
Sarebbe facile indugiare proprio oggi sulle cose che non vanno, sulle migliaia di sfollati tuttora in soluzioni di emergenza, sullo spopolamento ancora in atto, sugli affari del post emergenza, sulle macerie sempre lì, sulle strade chiuse, sulla burocrazia folle, sulle famiglie indebitate e senza contributi, sull’assenza di prospettive per la montagna -che va avanti solo grazie alla forza e alle idee degli imprenditori, più soli che mai.
Sarebbe facile abbandonarsi a un’analisi polemica, ma non sarebbe giusto: oggi è il momento di tenere a mente ancora una volta le vittime di Amatrice, Arquata e Accumoli. I tanti feriti. E i troppi morti dentro, depressi. Sfiniti.
Norcia zona rossaOggi è il momento di ricordare la scossa del 30 ottobre, per addivenire a un bilancio di questo primo anno, individuando -e ribadendo- alcune priorità assolute:
1) un tetto sicuro per tutti gli sfollati, evitando speculazioni e affarismi da colpire viceversa senza esitazione alcuna;
2) misure innovative per la sicurezza degli edifici, con l’impiego di materiali idonei e duraturi, adatti a territori geologicamente delicatissimi e climaticamente complicati. Non si è però ancora raggiunta l’unanimità tecnica sulle soluzioni abitative, né vi è certezza sul contributo alla ricostruzione -che infatti non parte- né sulla sua congruità;
3) assegnare aiuti veri e il CAS anche agli imprenditori in crisi: non bastano una tantum, bonus o colpi di teatro. Se vogliamo restituire un domani all’Appennino, bisogna ripartire dalla creatività e dall’audacia, dalle aziende, dalle maestranze, da chi, soprattutto in simili condizioni, trova il coraggio di andare avanti e indebitarsi per un sogno di benessere familiare e sociale. Le imprese restano gli unici strumenti di sviluppo, turismo, cultura, attrattività, nel segno della sostenibilità.

Il M5S prosegue pertanto nell’ascolto delle comunità locali e, conformemente alle indicazioni dei cittadini, solleciterà ancora una volta gli esecutivi a ogni livello: se il legislatore nazionale e quello regionale riuscissero a far proprie queste tre sole esigenze -un tetto agli sfollati, più sicurezza per gli edifici, aiuti e CAS anche agli imprenditori in crisi- l’Umbria e l’Italia farebbero un passo da giganti nella modernità. Nel futuro

  • Giampaolo Ceci

    Più guardo le puntellazioni mastrodontiche in giunto tubo della facciata di S Benedetto, meno mi capacito della loro effettiva utilità allo scopo.
    Rendiamoci conto che stiamo trasmettendo al mondo intero l’ immagine delle capacità ingegneristiche del nostro paese.
    Possibile che gli esperti di antisismica non potevano concepire una soluzione più tecnicamente avanzata che i giunti tubo, e soprattutto meno invasiva per mettere in sicurezza la facciata della basilica?