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alta velocità in umbria

Poche idee, ma confuse, verrebbe da dire a seguito dell’audizione dell’assessore al ramo, tenuta ieri a Palazzo Cesaroni; emergono invece diversi punti incontrovertibili, con una filosofia di base orientata all’ ‘elemosina ferroviaria‘.
Dopo quasi otto anni di governo, Catiuscia Marini non ha dunque un quadro chiaro e integrato dei trasporti, tanto che sta clamorosamente continuando a dimenticare perfino la costituenda stazione Perugia-Aeroporto, lasciando il S. Francesco al comatoso destino che conosciamo:

  1. l’esecutivo regionale non solo non elenca i tempi di realizzazione, ma insiste nel non fornire dati altrettanto fondamentali, come le risorse finanziarie che è disposto a erogare per velocizzare o creare ex novo i collegamenti con Roma e Milano, ammesso che tali denari servano, considerando che il Gruppo FS già si ‘pappa’ dall’ente Regione qualcosa come 36 milioni annui per i modesti servizi esistenti, senza che nemmeno vengano effettuate gare a riguardo;
  2. il governo regionale non ha sin qui effettuato la necessaria ‘manifestazione di interesse’ per prenotare presso il Gruppo FS almeno un Freccia in sostituzione del ‘Tacito’, dimenticando in tal modo le legittime esigenze dei territori di Assisi, Foligno, Spoleto e Terni, ancora una volta in spregio  agli impegni concordati con l’atto approvato in Aula da tutte le forze politiche nel luglio 2017;
  3. il governo regionale non ha mai chiesto al Gruppo FS di valutare l’instradamento via Orte-Foligno-Terontola di almeno un Freccia Roma-Milano, considerando persa in partenza una battaglia viceversa davvero utile alla nostra economia.

Questa Regione, dopo aver scommesso su progetti tanto faraonici, quanto inutili, come la costosissima fermata Medioetruria, collocata in Toscana, continua a pensare al servizio ferroviario quale ingombrante appendice del ‘900 e, corrispondentemente, le assegna velocità e qualità tipiche del secolo scorso.

Purtroppo si allarga lo iato tra la nostra regione e il resto del Paese: essere fuori dall’Alta Velocità significa rimanere fatalmente indietro quanto a occasioni di sviluppo – che già da tempo mancano all’Umbria, con la situazione generale che ben conosciamo.

Sul ‘Frecciarossa’ molti consiglieri regionali stanno dimostrando di non avere a cuore le sorti di tutta l’Umbria, come peraltro ripetutamente accaduto sin dalla costituzione dell’Ente nel 1970.
E’ inconcepibile scartare Assisi, Foligno, Spoleto e Terni dal servizio ‘Freccia’.
E’ un’esclusione grave che si tradurrà in ulteriori problemi economici per quelle realtà, ma anche per l’intera regione, con costi di trasporto in ulteriore crescita per i tanti cittadini estromessi da tale qualificante possibilità.

Del resto, la vicenda del ‘Freccia’ è stata gestita sin dall’inizio in modo dozzinale, né sono stati rispettati gli impegni che l’Aula aveva stabilito -tra cui un nuovo ‘Tacito‘ in versione ‘Alta Velocità‘: sono pertanto fuori luogo le dichiarazioni reboanti di queste ore per un treno annunciato come sperimentale e che, se partirà (ma quando? Inverno 2017? Estate 2018?), lo farà in orario antelucano e dal solo capoluogo, quando, in altre regioni, si sono servite tutte le principali comunità, come operato già dall’Emilia Romagna alla Basilicata, a maggior ragione qui, in Umbria, dopo le chances perse con la crisi sismica del 2016.

Sono parimenti tardive e insincere le rimostranze di alcuni sindaci tagliati fuori dal suddetto collegamento veloce: Terni, in particolare, paga la debolezza politica di una classe dirigente per nulla attenta all’interesse generale, una modesta élite ormai al tramonto, eppure ricurva sul suo vizio, travolta com’è da scandali giudiziari e tracolli finanziari senza fine.

Poiché in Italia nulla è più definitivo del provvisorio, la sperimentazione del nuovo treno rischia di spaccare a lungo e definitivamente l’Umbria: la Regione dunque riapra subito il confronto con Trenitalia e agisca per collegare al resto d’Italia tutte le nostre principali comunità