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Prosegue il dissanguamento del contribuente umbro, aggiungendo al danno la beffa: € 500.000 a titolo di caparra da Sase, la società che gestisce l’aeroporto perugino, a Flyvolare, per nove voli nazionali e internazionali che, però, non sono mai decollati.
E, nonostante la volontà espressa dalla compagnia aerea di restituire i denari, a seguito della rescissione del contratto da parte di Sase per mancanza di autorizzazioni, ad oggi nemmeno un euro è tornato nella verde Umbria. Accredito promesso già per venerdì scorso, ma il conto in banca di Sase ancora langue.

Non è possibile trattare con tanta leggerezza le risorse pubbliche.
E’ altresì assurdo aver stipulato un contratto con chi, al momento della sottoscrizione, non disponeva nemmeno del certificato di operatore aereo e della licenza di volo.
Un’altra ‘piccola’ legnata a una Sase dalle condizioni finanziarie già abbastanza compromesse, tanto che, come riporta “Il Messaggero“, “gli enti pubblici aderenti al capitale sociale della Sase Spa […] si sono visti recapitare in questi giorni la convocazione di un’assemblea straordinaria per la copertura delle perdite degli ultimi due esercizi“.

Urge inversione di rotta. Dopo la fine dell’ex FCU, dopo scelte prive di ragionevolezza nei collegamenti ferroviari nazionali, dopo strade ridotte a colabrodo, è evidente che andiamo velocemente incontro anche a un ulteriore depotenziamento dell’hub aeroportuale.
L’isolamento dell’Umbria continua nel totale immobilismo dell’Istituzione regionale, in stato letargico perenne, come spesso denunciamo in Aula. Chi doveva controllare, non ha controllato. La politica non è pervenuta. E gli umbri restano letteralmente a piedi oppure pagano extracosti per collegamenti altrove ordinari.
L’auspicio è che Mauro Agostini (Sviluppumbria) ed Ernesto Cesaretti (presidente SASE) prendano infine atto della situazione, dando un segno di dignità e responsabilità nei confronti della comunità regionale.