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Ad agosto 2016 Il Consiglio regionale ha approvato una modifica al Testo Unico della Sanità della Regione Umbria (L.R. 11/2015) avente proprio ad oggetto il “Benessere animale, tutela degli animali di affezione e controllo del randagismo”.
Dopo un anno e mezzo, le disposizioni della legge, nella quale erano stati accolti anche alcuni nostri piccoli contributi, sono purtroppo rimaste lettera morta.
La Regione Umbria avrebbe dovuto porre in essere tutta una serie di azioni come la redazione di un “Piano triennale degli interventi di prevenzione del randagismo”, un “programma annuale attuativo degli interventi”, l’istituzione di un numero unico per le emergenze veterinarie e l’implementazione di una anagrafe regionale informatizzata di tutti gli animali d’affezione congiuntamente ad altre iniziative.
La legge doveva anche promuovere l’adozione degli animali ospitati nei canili rifugio e nei canili privati convenzionati adibiti a canile rifugio mediante convenzioni e campagne di sensibilizzazione, stabilendo per le strutture “tassi di affidamento annuale secondo il criterio per cui i tassi medesimi devono essere inversamente proporzionali alle percentuali di affidamento delle singole strutture, calcolate sulla base dei dati dell’anno precedente”.
Il deplorevole episodio avvenuto pochi giorni fa nel Canile di Schifanoia (Narni), dove mi è stato impedito di verificare lo stato della struttura nonché lo stato di salute degli animali ospiti (accampando pretesti grotteschi) e il rispetto delle convenzioni in essere in piena coerenza con le prerogative del ruolo da me ricoperto, ricorda l’urgenza con la quale la nuova normativa va messa in atto. 
Mi auguro che tale accadimento rimanga isolato, ma nel frattempo va stimolata una nuova riflessione su come disincentivare la custodia degli animali in queste strutture che come anche la stessa l.r.11/2015 recepisce, non dovrebbero diventare una prigione in cui gli animali sono posti in attesa della loro morte, ma un viatico verso una nuova esistenza al fianco del calore di una famiglia e di un ambiente confortevole. È necessario a tal fine favorire massimamente l’accesso ai canili pubblici e convenzionati così come è necessario favorire l’accesso e la collaborazione a quanti più volontari possibili, siamo essi singoli e/o associati.
Un invito va senz’altro rivolto a tutti i soggetti pubblici che pattuiscono le convenzioni con le strutture private, a loro chiederemo di lavorare sui controlli, anche in modo non punitivo, ma non è tuttavia possibile che ci sia una totale mancanza di ispezione nei confronti di aziende che vincono bandi con ribassi a volte anche anomali.
Visto che il rispetto degli animali non ha colore politico e riteniamo sia un obiettivo unanime, pretendiamo che alla propaganda della maggioranza seguano i fatti e la Giunta adotti senza ulteriori esitazioni tutti i provvedimenti di attuazione.