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WELFARE

UN NUOVO PIANO SOCIALE

Il rilancio delle Politiche sociali, in Umbria, passa attraverso la scrittura di un nuovo Piano Sociale.

Siamo scandalosamente fermi al 1° Piano Sociale (1999) che è l’unico che ha dato delle direttive sensate e precise. Il secondo (del 2010) non è mai partito visto che era incentrato sul passaggio del personale deputato al Sociale in ATI. Cosa che, puntualmente, non si è mai realizzata. Insomma siamo fermi al 1999. Nel frattempo tutto è cambiato.

L’Umbria si è trasformata, non solo dal punto di vista demografico. La crisi ha stravolto la nostra Regione e la nostra vita. Dal punto di vista di molti indicatori (disoccupazione, minori in povertà assoluta), dal centro Italia siamo scivolati al sud. Siamo davanti ad una nuova e pericolosa povertà. La disoccupazione è aumentata in modo vertiginoso e colpisce giovani, donne ma anche uomini nella fascia 50- 60 anni che difficilmente troveranno un’altra occupazione e che non riescono ad ottenere la pensione.

E nel frattempo le famiglie sono restate a galla grazie ai risparmi accumulati in passato che però adesso stanno finendo. La povertà avanza drammaticamente.

Molte famiglie hanno seri problemi con:

  • UTENZE DOMESTICHE: ci sono famiglie (anche con minori) che non si possono più permettere di riscaldare la propria abitazione
  • SFRATTI: le famiglie che non pagano l’affitto vengono naturalmente sfrattate
  • MENSA: i bambini non mangiano più a scuola perché la mensa costa troppo
  • MEDICINE: costano troppo e molti non se le possono permettere
  • CIBO: non ci sono soldi neanche per mangiare

Ormai, davanti a tutto questo, i Comuni, a causa degli sciagurati tagli del Governo, possono fare ben poco. Non ci sono soldi. Insomma i cittadini sono lasciati soli davanti alla loro povertà e alla loro disperazione.

Tutto è cambiato e non abbiamo una programmazione sociale in grado di fronteggiare i problemi della “nuova” Umbria. Bisogna prendere atto della trasformazioni sociali dei nostri territori e cambiare il modo di affrontare i problemi. E fare delle scelte.

La Regione in questi ultimi anni ha scelto di non scegliere e non ha più guidato e governato i processi di progettazione e realizzazione delle Politiche Sociali nel nostro territorio.

Proponiamo che la Regione torni protagonista redigendo un nuovo Piano Sociale che dia nuovi indirizzi partendo dalla realtà. E, prima di scrivere, è fondamentale che essa sappia ascoltare chi nelle istituzioni si occupa del disagio sociale e del personale del Privato Sociale.

Perché nessuno deve rimanere indietro, la povertà non è un reato

REDDITO MINIMO GARANTITO

Sperimentazione del Reddito Minimo Garantito, partendo da una dotazione annuale di 250 mln (€ 70 mln da adeguamento canoni concessori idroelettricoe acque alimentari) risparmiati dai costi della politica e garantendo da subito 780 € al mese a 120.000 Umbri per tre anni secondo i parametri che verranno stabiliti. Questa forma di sostegno dei redditi delle famiglie andrà sicuramente ad incrementare i consumi e sostenere, quindi, la crescita economiche delle imprese.

RIFORMA DEI CENTRI PER L’IMPIEGO

Il Movimento 5 Stelle si prefigge di riformare l’attività dei Centri per l’Impiego, nell’ottica di una maggiore efficienza ed efficacia, favorendo concretamente l’incontro tra aziende e lavoratori e razionalizzandone la struttura organizzativa e gestionale. Tramite una moderna piattaforma regionale verranno adeguate le attività di formazione professionale alle reali necessità delle aziende per aumentare le competenze professionali e colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro specializzato.

La Regione deve essere in grado di conoscere il grado di sofferenza dei propri cittadini

Il Bilancio Sociale Partecipato Regionale è uno strumento che consente di mappare e programmare interventi chirurgici mirati ed efficienti così da garantire una più equa distribuzione delle risorse e parte dal principio di Responsabilità Sociale delle Istituzioni.

Il progetto, che prendiamo a riferimento si articola in quattro fasi e prevede un incremento graduale del coinvolgimento dei portatori d’interesse nelle scelte dell’Amministrazione al fine di:

  • Riuscire a raggiungere il vero disagio
  • Ridurre gli sprechi
  • Includere le categorie a tutt’oggi non considerate
  • Garantire procedure ufficiali di accesso ai servizi, semplificate e trasparenti

COME FUNZIONA IL BILANCIO SOCIALE

Il percorso di dialogo sociale deve essere costruito su misura, nell’ottica di creare legami proficui tra le Istituzioni, i cittadini e le organizzazioni sociali presenti sul territorio. Un processo a tappe, da compiere con consapevolezza, motivazione e professionalità.

  • FASE 1: COMUNICAZIONE Comunicare con i propri interlocutori per rendere conto delle scelte di attività e dei risultati raggiunti. Il Bilancio Sociale deve essere lo strumento con cui la Regione Umbria analizza le informazioni contenute nei documenti contabili e le rilegge in un’ottica diversa, quella dei portatori d’interesse. Obbiettivo principale è quello di rendere trasparente l’attività dell’Ente Regione ed offrire gli strumenti necessari per poter formulare ed esprimere opinioni e giudizi sull’attività svolta dalle Amministrazioni. È sulla base di un’informazione completa, attendibile e chiara che possono nascere spazi per consultare i cittadini e recepire le loro esigenze, aspettative ed opinioni. Di cruciale importanza per noi è trovare dei nuovi indicatori che possano aiutarci a tracciare una diagnosi puntuale dello stato di salute della comunità Umbra.
  • FASE 2: CONSULTAZIONE Dalla comunicazione si passa alla consultazione dei cittadini, una fase di ascolto e di studio funzionale ad avere una visione a 360 gradi, una panoramica fedele sullo scenario sociale, creata dall’apporto dei vari portatori d’interesse.
  • FASE 3: CONFRONTO Si passa pertanto all’organizzazione ed alla gestione degli spazi di discussione, nei quali gli assunti di partenza di Amministrazione e portatori d’interesse si confrontano, si integrano, fino a contaminarsi. Nuovi luoghi della democrazia, attraversando i territori, concepita come processo continuo di costruzione dell’opinione pubblica, del consenso e delle decisioni.
  • FASE 4: CODECISIONE Infine, il bilancio sociale partecipato trova la sua più completa realizzazione nel momento in cui l’Amministrazione è in grado di coinvolgere i propri portatori d’interesse e, quindi, di decidere insieme e condividere obiettivi, interventi, investimenti. Ciò significa attivare un processo di dialogo e discussione nel quale si realizza una reale apertura dell’Amministrazione alla partecipazione diretta ed effettiva della comunità, che viene chiamata non solo ad esprimersi ma anche ad assumere decisioni.

PRIMO ANNO DI INTERVENTO IN RETE CON LE AMMINISTRAZIONI LOCALI

  • LA MAPPA DELLA POVERTÀ valutare secondo specifici indicatori le nuove povertà. Si trova ad esempio in questa condizione, chi non trovando lavoro o avendolo perso decide di investire i propri risparmi o la liquidazione in attività commerciale o artigianale, e si trova invece a fallire con l’aggravio di esposizione debitoria nei confronti di banche o pubblici servizi.
  • CREARE UNA RETE DI DATI CONDIVISA TRA SERVIZI SOCIALI. Ai dati dei servizi sociali devono venir aggregati i dati socio-economici: Camere di Commercio, Associazioni di categoria, Equitalia e altri enti preposti, Agenzia delle entrate, Centri per l’impiego, altri enti pubblici e del privato sociale
  • RENDICONTAZIONE DELL’ESISTENTE secondo le categorie ufficialmente istituzionalizzate: Persone con disabilità, soggetti psichiatrici, anziani, disoccupati, migranti, famiglie disagiate, minori a rischio.
  • CONTROLLO capillare del rapporto utente-servizio erogato
  • FONDO D’EMERGENZA Predisporre un fondo per affrontare le emergenze sociali durante il primo anno.

Per eliminare qualsiasi discriminazione

  • Tutela e supporto delle famiglie monoparentali, giovani coppie, coppie di fatto e famiglie numerose,  attraverso sgravi fiscali, sostegno economico diretto ed indiretto, politiche abitative, conciliazione dei tempi di vita e lavoro ed agevolazioni nella partecipazione a bandi.
  • Interventi e potenziamento dei servizi e strumenti diretti a ridurre ed eliminare tutte le discriminazioni,  sostanziali, dirette ed indirette, e violenze di genere.

Conversione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in un piano integrato regionale delle politiche giovanili che copra l’intera fascia di età che va da zero fino alla maggiore età.

PROPOSTE PER LA PARTECIPAZIONE DEI PIÙ GIOVANI
  • I GIOVANI PROTAGONISTI DELLE DECISIONI Agenda 0-18 è’ un  partecipato di programmazione delle politiche pubbliche rivolte all’infanzia e all’adolescenza, basato sul coinvolgimento dei diretti interessati e sulla diagnosi della comunità locale come prerequisito per l’assunzione delle decisioni, allo scopo di prevenire il disagio minorile ed educare e sensibilizzare i destinatari alla cittadinanza attiva.
  • MONITORAGGIO DEL TERRITORIO Agenda 0-18 avrà come primo obiettivo quello di monitorare la realtà territoriale ed attivare tavoli tematici di concertazione e di programmazione con le pubbliche amministrazioni, le istituzioni e i cittadini o altri enti che operano con obiettivi analoghi. L’azione di sviluppo dell’Agenda dovrà obbligatoriamente coinvolgere i giovani cittadini innanzitutto, le loro famiglie, la rete associativa, la rete scolastica (dagli insegnanti ai dirigenti scolastici).
  • LA RETE DEI CONSIGLI COMUNALI DEI RAGAZZI La regione a 5 stelle sosterrà i comuni che hanno istituito o istituiranno il Consiglio Comunale dei Ragazzi da integrare in Agenda 0-18.
  • OSSERVATORI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA Creazione di Osservatori sull’infanzia e l’adolescenza che raccolgano dati sulla popolazione giovanile, sulla qualità della vita, sulla salute, sulla formazione e che soprattutto facciano emergere i bisogni e le esigenze di un mondo in continua trasformazione.

Perché serve una rete di salvataggio in caso di crollo sociale

L’emergenza che sta affrontando la popolazione umbra in termini di disagio sociale è un prezzo elevatissimo che si paga ogni giorno sotto ogni aspetto: la perdita del lavoro, la dismissione o il depotenziamento di servizi importanti alla collettività, la mancanza di strumenti di sostegno e di promozione da parte delle istituzioni.
Per questo motivo il sostegno del mondo associativo tra il volontariato, la promozione sociale e i buoni esempi anche di professionisti che mettono a disposizione competenze necessarie è fondamentale.
E’ la realtà associativa quella in grado di tamponare quelle situazioni di disagio, dai singoli casi a quelli che coinvolgono intere comunità, in cui le persone sarebbero lasciate sole in condizioni inaccettabili per chiunque.

La regione Umbria ha il dovere, oggi più che mai, di essere attore istituzionale del mondo associativo, senza campanilismi e contro i “cartelli associativi”, sostenendo e alimentando i principi di solidarietà e mutuo-aiuto.

PROPOSTE PER RIFORMARE L’ASSOCIAZIONISMO
  • RIFORMA DEL TERZO SETTORE Il M5S in Umbria, anche in virtù del fatto che sta per essere varata una nuova riforma del terzo settore, dei centri di servizi per il volontariato, si farà promotore istituzionale per animare la rete associativa attraverso la conduzione di filoni tematici importanti come la lotta contro le dipendenze, il contrasto al disagio sociale soprattutto giovanile, l’educazione civica e tutti quei temi che il Partito Democratico ha prontamente evitato nel dialogo con i cittadini.
  • ZERO PRIVILEGI Sappiamo che per anni “i cartelli associativi” hanno concentrato risorse economiche e non, verso i centri di potere politico locale e verso il bacino di voti più conveniente. In un’Umbria a 5 stelle la rete associativa non avrà attori privilegiati se non attraverso la presenza, l’impegno, la competenza e la peculiarità che soprattutto piccole realtà associative hanno.

SALUTE

SIAMO PER UNA SANITÀ PUBBLICA

La sanità è erogata da personale che presta la propria opera in un ampio spettro di specialità che spaziano dal neonato all’anziano, dall’ospedale al territorio.

Per realizzare qualsiasi progetto d’innovazione e trasformazione è fondamentale una nuova visione culturale nella quale la condivisione, il senso di responsabilità per il raggiungimento degli obiettivi, la partecipazione, coinvolgono sia il personale sanitario che i cittadini:

  • LA DIGNITÀ, LA QUALITÀ DELLA VITA E IL BENESSERE PSICO-FISICO DELLA PERSONA COME ELEMENTI IMPRESCINDIBILI DELLE DECISIONI. Poniamo la persona al centro delle decisioni che riguardano la progettazione dell’assistenza sanitaria e desideriamo che questi principi siano fatti propri da tutti gli attori coinvolti nel mondo della sanità, prima di riuscire a trasmetterli all’utente, considerato oggi, un collaboratore centrale e non un ricevente passivo. La medicina è oggi in grado di curare sempre di più, ma non sempre di guarire; pensiamo ad esempio ai dializzati, trapiantati, cardiopatici, diabetici, oncologici, ecc. Esiste una moltitudine di persone che convive, a lungo, con una più o meno buona qualità di vita, con la malattia e ha bisogno di cure e monitoraggi continui. Occorre quindi un rinnovato sistema (ospedale-territorio) sufficientemente integrato per fornire risposte appropriate alle aspettative attuali in termini di emergenza-urgenza, accesso, diagnosi, terapia, continuità assistenziale.
  • LA QUALITÀ COME CONCETTO MULTIDIMENSIONALE. È necessario tenere conto delle profonde rivoluzioni in atto nella sanità conseguenti ad una straordinaria evoluzione delle tecnologie: dalla diagnostica di laboratorio a quella per immagini, dalle tecniche chirurgiche a quelle anestesiologiche e rianimatorie, dalla genetica ai trapianti, etc.
  • EFFICACIA ED EFFICIENZA Noi crediamo che il concetto di efficacia si traduca in qualità del servizio offerto e si misuri con le adeguate risorse umane, le competenze, la formazione continua, un’adeguata comunicazione, le migliori dotazioni tecnologiche, l’attenzione al cliente interno ed esterno, un buon clima relazionale tra il personale. Riteniamo che l’efficienza si traduca nella buona gestione dei servizi e si misuri con la capacità di rendere tanto più snella, quanto fruibile e trasparente l’organizzazione sanitaria e amministrativa con i suoi Atti e le sue Delibere Regionali e Aziendali. Recuperare risorse senza incidere sulla qualità del servizio si può, basta far fronte a tutte quelle situazioni e comportamenti di natura clientelare che in tutti questi anni hanno generato un fiorire di scatole cinesi inutili per la qualità delle cure, ma necessarie per “ingrassare” il sistema massonico-mafioso attraverso nomine dirigenziali, primariati, strutture complesse, posizioni organizzative, coordinamenti, appalti, consulenze etc. Per un utile ed efficiente consolidamento, riteniamo fondamentale la creazione della Centrale Unica Regionale di acquisti di beni e servizi, sanitari e non sanitari, nonché un Centro Unico per i concorsi e la selezione del personale sanitario e amministrativo.

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” ART.32 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.

Basta con le attese infinite e gli appuntamenti a distanza di anni. I problemi vanno risolti qui ed ora

COME TI RIDUCIAMO LA LISTA D’ATTESA
  • CREAZIONE DI UN LABORATORIO REGIONALE DI FORMAZIONE SANITARIA in modo da garantire agli operatori un adeguato aggiornamento su linee guida, e raccomandazioni utili al miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva, diagnostica e terapeutica. Promuovere, inoltre, forme d’interscambio tra professionisti di aziende sanitarie diverse, ancora meglio se di altre regioni, allo scopo di favorire, tramite il confronto, la nascita di una rete di informazioni su esperienze, comportamenti e modelli diversi, verso aspetti comuni, al fine di migliorare la qualità assistenziale.
  • INTERRUZIONE DELL’ATTIVITÀ INTRAMENIA DI FRONTE ALLE CHILOMETRICHE LISTE D’ATTESA così come previsto dalla normativa. Ad oggi, al contrario, si è pensato invece di compensare invece, i tagli del governo alle regioni, aumentando del 20% il costo degli esami eseguiti in libera professione all’interno delle strutture pubbliche.
  • ADOZIONE DI INDICATORI COSTO-QUALITÀ PER IL MONITORAGGIO DEI SERVIZI EROGATI e messa sotto controllo dell’efficienza ed dell’efficacia. Efficacia significa qualità delle cure, Efficienza significa opportuna gestione dei processi di erogazione del servizio. Prendiamo a riferimento le strutture virtuose per adottare modelli funzionanti.
  • INTEGRAZIONE DEI SISTEMI INFORMATIVI E COMPLETA DIGITALIZZAZIONE DELLE PRESCRIZIONI pretendiamo modalità e risorse per l’integrazione dei sistemi informativi tra ospedali e territorio attraverso la digitalizzazione completa delle prescrizioni, delle prenotazioni, dei referti e la creazione di una cartella sanitaria elettronica unica, in dotazione agli ospedali, intercomunicabile con il territorio.

FUORI DAL MODELLO “OSPEDALOCENTRICO” VERSO UN SISTEMA DI ASSISTENZA INTEGRATO IN UN’ORGANIZZAZIONE ARMONIZZATA E SINERGICA DELLA RETE DEI SERVIZI.

L’Ospedale, come nodo importante di una rete (network), che garantisca pari dignità alle altre strutture e agli altri nodi del sistema.

In una catena la forza finale è quella data dall’anello più debole, bisogna agire quindi su tutti i livelli al fine di evitare che l’ospedale sia subissato di richieste improprie e soffocato dall’erogazione di prestazioni a bassa complessità erogabili meglio, con minor disagio dei cittadini e a minor costo, in altre strutture del sistema, dislocate sul territorio, in stretto collegamento sinergico.

IL SUPERAMENTO DEL MODELLO “OSPEDALOCENTRICO“ – IL NOSTRO OSPEDALE DIFFUSO
  • SPOSTARE IL BARICENTRO DAL’OSPEDALE AL TERRITORIO, sviluppare e valorizzare i percorsi di continuità tra la fase acuta di ospedalizzazione ed il post ricovero, fornire ai servizi di assistenza territoriale gli adeguati strumenti e risorse per migliorare il livello di efficienza e di capacità di presa in carico dei cittadini, garantendo loro un processo efficace di supporto sociale ed assistenza sanitaria che punti all’equità, alla fruibilità e alla loro partecipazione nella programmazione dei servizi, alla valutazione delle attività e dei risultati di salute.
  • ORGANIZZAZIONE TERRITORIALE COME UNICO PUNTO DI ACCESSO AL DI FUORI DELLE EMERGENZE. Tranne che per le emergenze-urgenze, l’organizzazione territoriale deve essere il punto unico di accesso, attraverso il quale si realizza la presa in carico da parte del SSN e l’affido dell’utente all’equipe che ne ha la specifica competenza.

STOP AL SOVRAFFOLLAMENTO E ALLE ATTESE INTERMINABILI NEI PRONTO SOCCORSO.

Il sovraffollamento dei pronto soccorso, le forti tensioni che spesso si innescano per le estenuanti attese prima della visita, le astanterie stracolme di persone in attesa di valutare il loro ricovero, accalcati ovunque, anche nei corridoi, come lazzaretti, perché nei reparti non c’è posto; sono tutti indicatori del problema. Tagli lineari scellerati, su posti letto dei reparti, sul personale, sulle attrezzature; accessi impropri perché spesso i cittadini, consigliati anche dal proprio medico, non trovano un’adeguata risposta ai loro bisogni sul territorio: le case della salute aperte H 24 con medici, pediatri, personale infermieristico e ostetrico e gli ospedali di comunità, pensati per quei cittadini che hanno bisogno di prolungare per un periodo limitato la permanenza in un ambiente clinicamente protetto, per completare i cicli di terapia e per la stabilizzazione delle condizioni cliniche si tratta per lo più di pazienti fragili, affetti da più malattie, con compromissione delle funzioni cognitive e motorie, sono rimasti sino adesso, sulla carta del “Patto di Salute”(3), lettera morta; la logica conseguenza è che le famiglie che se ne fanno carico, abbandonate a se stesse a causa di una inefficace assistenza domiciliare diretta o indiretta, sono costretti, in breve tempo, a rivolgersi, di nuovo, al pronto soccorso.

Quali le proposte? In attesa del reale potenziamento del territorio previsto, esistono modelli organizzativi e procedurali che coinvolgono il personale medico ed infermieristico, utilizzati già in altre regioni, e in grado, se ben governati, di abbattere i tempi d’attesa almeno al pronto soccorso

COME MIGLIOREREMO IL PRONTO SOCCORSO: PROGETTO “SEE & TREAT“

PROGETTO “SEE & TREAT” riduce in modo sostanziale i tempi d’attesa, destinando i cosiddetti “codici minori” in un percorso assistenziale rapido ma efficace gestito interamente dall’infermiere competente. Un altro semplice progetto, una variante del Fast-track di pronto soccorso” utilizzato per gli accessi diretti nelle emergenze specialistiche (oculistica, otorino, ostetricia), prevede che al momento del “Triage”, l’infermiere addetto e competente, riconoscendo l’utente in un profilo diagnostico stabilito, definito e condiviso in precedenza con i medici, possa lui stesso richiedere gli eventuali esami ematici e di diagnostica per immagine appropriati, in modo tale che, al momento della visita, gli esami siano già a disposizione del medico con un notevole risparmio di tempo.

LA LIBERTÀ DI SCELTA VERSO LA PRESA IN CARICO GLOBALE E LA CONCRETA APPLICAZIONE DELLA DICHIARAZIONE ONU DEI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ.

Applicheremo la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, del 13 dicembre 2006, ratificata con legge dallo Stato italiano, con Legge n.18/ 2009, la quale sancisce il diritto di tutte le persone con disabilità a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone e che impone l’adozione di misure efficaci ed adeguate al fine di facilitare il pieno godimento da parte delle persone con disabilità di tale diritto e la loro piena inclusione e partecipazione nella società.

MISURE EFFICIACI PER L’INCLUSIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ E L’ASSISTENZA ALLE FAMIGLIE
  • DIRITTO ALLA VITA INDIPENDENTE ad ogni persona con disabilità come sancito dalla dichiarazione ONU dei diritti delle persone con disabilità:  Il M5S proporrà una legge regionale per la vita indipendente progettata con le persone con disabilità e le loro famiglie e con la rete associativa.
  • LIBERTÀ DI SCELTA garantendo il diritto di scelta per l’assistenza sia essa diretta, indiretta o mista. Tale scelta deve essere esercitata dalla persona con disabilità (qual’ora non potesse) dai familiari e dai servizi sanitari che si occupano della presa in carico
    – ASSISTENZA DOMICILIARE DIRETTA Riassegneremo le adeguate risorse al territorio per l’assistenza domiciliare diretta alle persone con gravi disabilità allo scopo di ridurre le cause che limitano la loro autonomia e per evitare, inoltre, il ricovero in strutture residenziali o i numerosi accessi impropri ai pronto soccorso su decisioni del medico di famiglia, degli stessi disabili o dei propri familiari abbandonati a stessi  dalle strutture sanitarie. Il territorio che prende in carico il disabile, con personale dedicato secondo l’esigenze provvederà, a casa della persona disabile, a garantire le prestazioni assistenziali opportune.
    – ASSISTENZA DOMICILIARE INDIRETTA come scelta in alternativa della  assistenza domiciliare diretta. L’assistenza domiciliare indiretta è sancita dalla legislazione nazionale e consiste nell’erogazione di un contributo economico per l’autogestione dell’aiuto personale della persona con handicap sia da parte di un familiare  -“Caregiver”- sia mediante l’instaurazione di un rapporto di lavoro con un operatore di fiducia. La Regione Umbria è una delle pochissime regioni italiane a negare l’assistenza indiretta; abbiamo ascoltato il grido di molte persone disabili e delle loro famiglie e lo porteremo in Regione, perché sia ascoltato e soddisfatto.
    Flessibilità assoluta degli Interventi ( unica garanzia per evitare il ricorso agli istituti) assegno di cura – per coloro (Caregivers) che decidono di affrontare in autonomia l’assistenza dei propri cari. assegno badante -per chi delega ad assistenti di libera scelta ( libera scelta è da intendersi in senso assoluto) Non è accettabile che per ottenere i finanziamenti pubblici si debba obbligatoriamente attingere ad elenchi predeterminati.
  • PROMUOVERE LA DE-ISTITUZIONALIZZAZIONE ( il ritorno a casa da istituti ,casi di riposo ,Rsa e case famiglia ) per chi desidera e puòrientrare nella propria famiglia di origine o intraprendere un percorso di vita indipendente.
  • APRIREMO TUTTI I CASSETTI E LE PORTE: quanti piani personalizzati vengono finanziati e con quali e quanti fondi? Nessuna scadenza per accedere ai finanziamenti. Come vengono impiegati i fondi pubblici dei cittadini? Controlli e verifiche continue nelle realtà residenziali per evitare maltrattamenti e arbitri ai danni dei soggetti più indifesi.
  • ADOZIONE DEL FASCICOLO BIO-PSICO-SOCIALE

PER AVVICINARE LA DONNA ALLA FIGURA APPROPRIATA E COMPETENTE ALL’ASSISTENZA DEL PERCORSO DI NASCITA

in Umbria la potente “casta” dei medici ginecologi ha devastato, con un’informazione distorta, il naturale percorso assistenzialeche trova il suo fondamento nel concetto che la gravidanza e la nascita sono eventi fisiologici basati sulla naturale capacità della donna di vivere l’esperienza della nascita, accompagnata dalla quantità minima di interventi necessari. Spesso invece, grazie a questo tipo d’informazione, le gestanti si sottopongono, senza una adeguata informazione, a test diagnostici, anche invasivi, inappropriati per numero e per specificità (ecografie e amniocentesi) che comportano un maggiore rischio di complicanze durante la gravidanza, con sforzi economici notevoli, per le giovani coppie, a causa delle consulenze private dei medici e i test eseguiti in centri privatiQuello che ne consegue è che ricorrono ai consultori ostetrici solo famiglie di extra-comunitari o famiglie italiane con problemi economici. La figura dell’ostetrica, in questo contesto, è rilegata al mero compito di “collaborante” fuori e dentro la sala parto.

GRAVIDANZA FISIOLOGICA: IN COSA CONSISTE

IL PROGETTO GRAVIDANZA FISIOLOGICA  avvicina la donna alla figura appropriata e competente all’assistenza del percorso nascita nella gravidanza a basso rischio; rappresentata dall’ostetrica e non dal medico ginecologo come molti sono propensi a credere. L’accoglienza da parte dell’ostetrica – presente nel consultorio – costituisce un momento privilegiato sia per la donna che per l’ostetrica stessa: La gestante, trova  uno spazio e una persona a lei dedicata per l’ascolto dei suoi bisogni di utente, nel contempo, l’operatore ha la possibilità di presentare l’offerta dei servizi,completamente a carico del SSN, ed orientare alle scelte assistenziali più appropriate.  Ciò rappresenta un passo fondamentale di educazione alla salute e alla consapevolezza delle scelte giuste, anche nel rispetto sociale della spesa pubblica e privata.

LA DIGNITÀ, LA QUALITÀ DELLA VITA E IL BENESSERE PSICO-FISICO DELLA PERSONA COME ELEMENTI IMPRESCINDIBILI DELLE DECISIONI

Non tutte le strutture pubbliche della Regione sono dotate di defibrillatori e, laddove presenti, spesso mancano le persone che lo sappiano o che lo possono utilizzare.

Per ovviare a questo abbiamo pensato al progetto UMBRIA REGIONE CARDIOPROTETTA.

UMBRIA REGIONE CARDIOPROTETTA: IN COSA CONSISTE – ABBIAMO A CUORE IL TUO CUORE

Il PROGETTO UMBRIA REGIONE CARDIOPROTETTA si prefigge l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un argomento sempre più attuale: esso consiste nel capillare posizionamento dei defibrillatori nei punti strategici della Regione (scuole di ogni ordine e grado, uffici pubblici, ecc…) prevedendo anche corsi di formazione e di certificazione all’uso degli stessi dispositivi. Tale progetto si rivolge non solo ai dipendenti pubblici ma anche a chi, con il proprio lavoro assistenziale, è spesso in contatto con persone, più a rischio di altre, di morte cardiaca improvvisa. Questi operatori, devono essere messi in grado di poter effettuare delle manovre salvavita di base e, se ne hanno la possibilità, di poter utilizzare un dispositivo di defibrillazione.

Una volta formate e certificate le persone individuate nel progetto stesso, si occuperà anche del loro aggiornamento affinché le conoscenze acquisite non vadano perdute. Non si limita solo al problema dell’adulto, ma affronta anche questioni di primo soccorso pediatrico come le manovre opportune da mettere in atto per la improvvise ostruzioni delle vie aeree del bambino.

LA DIGNITÀ, LA QUALITÀ DELLA VITA E IL BENESSERE PSICO-FISICO DELLA PERSONA COME ELEMENTI IMPRESCINDIBILI DELLE DECISIONI

Così poco in Umbria si è nel tempo speso in prevenzione perché la cura fa guadagnare di più.

Per la prevenzione abbiamo pensato a poche e semplici misure.

  • CONSUMO CONSAPEVOLE E AUTOGESTIONE DELLA SALUTE.
  • EDUCAZIONE ALL’USO DEI FARMACI.
  • EDUCAZIONE SESSUALE
  • RIDUZIONE DEL DANNO E INFORMAZIONE SUGLI EFFETTI DELLE DIPENDENZE.
  • EDUCAZIONE ALIMENTARE
  • FAVORIRE, INCENTIVARE E PROMUOVERE L’ATTIVITÀ FISICA
  • SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
  • SCREENING
  • SICUREZZA ALIMENTARE E CONTROLLO DELLA FILIERA.
MISURE PER UNA CORRETTA PREVENZIONE – PREVENIRE È MEGLIO CHE CURARE

CONSUMO CONSAPEVOLE E AUTOGESTIONE DELLA SALUTE. Promuovere stili di vita e scelte di consumo consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute attraverso campagne informative sulla prevenzione e attraverso personale sanitario come infermieri, farmacisti, ostetriche e coinvolgendo anche medici di medicina generale, pediatri e istituzioni scolastiche.

EDUCAZIONE ALL’USO DEI FARMACI. Creazione di un programma di educazione permanente sul corretto uso dei farmaci come ad esempio antibiotici (sui loro rischi e benefici) specialmente quelli da banco a cui c’è libero accesso.

EDUCAZIONE SESSUALE. Creazione di un programma di informazione e prevenzione  riguardante il proprio corpo, l’educazione sessuale,  l’affettività ed i temi correlati a malattie sessualmente trasmissibili (MST), HIV ed altre malattie infettive (ad es.: tubercolosi) già a partire dalle scuole primarie. Programmi di prevenzione nei luoghi di aggregazione giovanile (ad esempio il test CBT – HIV).

RIDUZIONE DEL DANNO E INFORMAZIONE SUGLI EFFETTI DELLE DIPENDENZE. Incentivare l’informazione riguardante gli effetti e i sintomi collaterali delle varie tipologie di sostanze stupefacenti naturali e sintetiche, alcool e fumo, radiazioni UV, dispositivi cellulari, gioco d’azzardo a partire dalle scuole e nello stesso tempo promuovere campagne pubblicitarie per disincentivarne l’utilizzo.

EDUCAZIONE ALIMENTARE. nelle scuole di ogni ordine e grado inserendo la materia nei programmi scolastici e in ambito più ampio rivolto anche agli adulti/genitori con l’obiettivo di creare una consapevolezza ed un’educazione alimentare diffusa mediante, ad esempio, progetti quali Peer-Education sfruttando la rete da casa o mediante incontri programmati presso i distretti. Individuare le criticità  più importanti dal punto di vista delle cattive abitudini in modo da consentire un intervento mirato su di esse (es. distributori automatici nelle scuole/uffici/lavoro) e favorire lo sviluppo di modelli commerciali con offerta di alimenti di qualità dal punto di vista nutrizionale, possibilmente tipici e di stagione.

FAVORIRE, INCENTIVARE E PROMUOVERE L’ATTIVITÀ FISICA sia per i bambini che per gli adulti magari prevedendo la detraibilità di parte delle spese e creando collaborazioni con società sportive e federazione per facilitare la pratica sportiva( magari attraverso sgravi fiscali o altre agevolazioni per le società). Incentivare e favorire l’uso della bicicletta e il piedi bus dove possibile, organizzare giornate di attività fisica gratuite nel proprio territorio in collaborazione con palestre. Ampliare  l’attività ginnico sportive nelle scuole di ogni ordine e grado per esempio attraverso tornei tra scuole, giochi della gioventù…. in modo da favorire anche l’aggregazione sociale.

SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO. Incentivare maggiormente le imprese che investono e che si impegnano per la sicurezza attraverso  agevolazioni fiscali e assistenza gratuita. Diminuire gli oneri che le aziende devono sostenere per la sicurezza in modo tale da reinvestirli in sicurezza obbligatoriamente. Informare e preparare i lavoratori riguardanti le malattie professionali a cui possono andare incontro durante lo svolgimento delle proprie mansioni e far capire loro l’importanza dei dispositivi di protezione e le norme di  comportamento per proteggersi. Promozione della sicurezza in ambito casalingo.

SCREENING. Continuare con i programmi di Screening già attivati come efficaci nel panorama scientifico nazionale ed europeo (Pap test, screening senologici, del colon retto). Informare la popolazione in modo tale da far aderire il maggior numero di persone. Monitoraggio di eventuali nuove malattie e riacutizzarsi di altre come tubercolosi.

SICUREZZA ALIMENTARE E CONTROLLO DELLA FILIERA. La Sorveglianza Epidemiologica è essenziale per la gestione, prevenzione e controllo delle malattie degli animali, delle zoonosi e della sicurezza alimentare, per cui è importante monitorare e sorvegliare tutta la filiera  a partire dalle stalle e passare per la salute e alimentazione degli animali fino ad arrivare al cibo messo in tavola.

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LIBERTÀ DI SCELTA TERAPEUTICA DEL CITTADINO E LIBERTÀ DI CURA DA PARTE DEGLI OPERATORI SANITARI

Nel nostro paese sta crescendo l’attenzione alla medicina non convenzionale (MNC) e attualmente tale forma di medicina non si pone più in termini di assoluta contrapposizione con la medicina convenzionale.

Da qui parte la proposta di integrare le terapie non convenzionali nel Piano del Servizio Sanitario Regionale. L’esigenza nasce dal principio dellalibertà di scelta terapeutica da parte del cittadino e di cura per gli operatori sanitari; queste terapie possono anche essere valutate come uno strumento per la promozione/produzione di salute, del progressivo cambiamento degli stili di vita in senso salutista, della riduzione del consumo dei farmaci e come prospettiva di una sempre maggiore umanizzazione delle cure. Dall’altro lato è opportuno vigilare e garantire la qualità della prestazione e individuare chi fa che cosa e come.

COME INTEGRARE LA MEDICINA NON CONVENZIONALE

INDAGINE SULLA RICHIESTA E SULLE ATTIVITÀ ESISTENTI. Valutare la richiesta di questo tipo di terapia nella Regione Umbria, censire le attività esistenti sul territorio, censire la documentazione scientifica e legislativa, la presenza di servizi di agopuntura, omeopatia e fitoterapia nelle strutture del servizio sanitario regionale, appoggiare la formazione e  l’aggiornamento degli operatori del servizio sanitario pubblico e la sperimentazione di terapie non convenzionali in strutture pubbliche.

FONDO A SOSTEGNO E ALLO SVILUPPO DELLA MEDICINA NON CONVENZIONALE una volta presenti nel servizio sanitario regionale sulla base di progetti specifici e  di destinare dei fondi reperibili, anche tra soggetti privati, e coinvolgendo le università, per progetti di studio e di ricerca per verificare l’efficacia delle terapie non convenzionali in patologie specifiche.

DEFINIZIONE LINEE GUIDA ALL’USO per i medici di medicina generale sul loro uso e  delle linee guida per la formazione degli operatori in collaborazione con gli ordini dei medici. Un altro ambito che si deve tener presente e regolamentato li dove si hanno delle carenze, è quello delle Discipline Bio-Naturali che includono pratiche come la  naturopatia, la pranoterapia, la riflessologia, lo shiatsu le quali stimolano le risorse naturali dell’individuo e sono mirate al benessere e a migliorare la qualità della vita.

LEGGE REGIONALE DELLA MEDICINA NON CONVENZIONALE, riconoscimento, promozione e l’utilizzo terapeutico di ambulatori di medicina non convenzionale (MNC) come: l’agopuntura l’omeopatia e la fitoterapia, la regolamentazione delle discipline del benessere naturale (DBN), in una collaborazione sinergica di medicina integrata (MI) e medicina convenzionale. L’approccio integrato viene utilizzato per il trattamento di molte malattie croniche quali: malattie reumatiche, esiti di traumi e di ictus, riabilitazione ortopedica e neurologica, dolore cronico, patologie respiratorie, gastrointestinali; dermatologiche, allergie, asma e per contenere gli effetti collaterali della chemioterapia in oncologia e nelle cure palliative, riducendo l’assunzione di farmaci,riducendo la spesa farmaceutica e migliorando la qualità della vita. Implementando attraverso l’inserimento di quelle discipline riconosciute, ma non ancora regolamentate l’espressione di un reale pluralismo di approcci scientifici, con la semplicità di poter accedere a questo tipo di cure attraverso la ricettabilità da parte del medico di medicina generale e la prenotazione attraverso CUP e FarmaCup mantenendo altresì l’esenzione Ticket per quei malati che necessitano di cure per patologie croniche ed oncologiche. Un esempio importante da prendere in considerazione e quello dell’Ospedale di Medicina Integrata dell’ospedale di Pitigliano in provincia di Grosseto.

PER UNA SANITÀ ECO-COMPATIBILE E PER L’APPLICAZIONE DELLA STRATEGIA RIFIUTI ZERO

Il M5S ha lla volontà di ricercare sempre soluzioni innovative e di buon senso: abbattendo i costi di gestione di processi non direttamente collegati all’erogazione dei servizi sanitari, creando un plus-valore da reinvestire in salute, con una gestione, inedita per le aziende sanitarie umbre, delle tonnellate di rifiuti ospedalieri infetti prodotti ogni anno.

ZERO WASTE HEALT: COS’È – VERSO UNA SANITÀ SOSTENIBILE

PLASTICA ZERO, UN PROGETTO ECOSOSTENIBILE PER GLI OSPEDALI DELL’UMBRIA. Cambiare la modalità di somministrazione d’acqua ai degenti, passando dalle bottiglie di plastica all’acqua corrente dell’acquedotto comunale e fornire i pasti utilizzando stoviglie riutilizzabili. L’acqua del rubinetto è sottoposta al controllo quotidiano del gestore e ai controlli periodici dell’ASL, è sicura e disponibile tutti i giorni dal rubinetto. La proposta prevede l’installazione nei reparti di distributori automatici collegati alla rete idrica dell’acquedotto comunale. L’acqua erogata, raccolta in una brocca di vetro o di altro materiale riutilizzabile viene portata direttamente al letto del paziente. Vengono inoltre usate stoviglie di materiale riutilizzabile (come ceramica, metallo, vetro) per la distribuzione dei pasti. Con l’acqua in brocca e le stoviglie riutilizzabili, stop alle tonnellate di materiale plastico prodotto ogni anno. Per 1kg di plastica occorrono 2kg di petrolio e 17 litri di acqua. Il costo medio che l’ASL paga al fornitore per 1 litro di acqua è di circa 0.70 euro. L’acqua del rubinetto ha un costo medio di circa 2 euro ogni 1000 litri.

NO INCENERIMENTO RIFIUTI OSPEDALIERI attualmente questo tipologia di rifiuti può essere smaltita ad un costo di circa 1.5 euro circa al Kg  esclusivamente tramite incenerimento ad un costo di trasporto di circa 90 euro. Un macchinario apposito, una sorta di sterilizzatore-trituratore, con un procedimento chimico-fisico, consente l’abbattimento della carica microbica e la riduzione del peso del 30% e del volume  del 60-70%. Il materiale di risulta che ne deriva è una matrice sterile, assimilabile ai rifiuti urbani, differibile in discarica al costo di circa 0.30 euro al Kg. Al vantaggio sul piano economico si somma quello sul piano ambientale, perché, attualmente i rifiuti sanitari speciali non trattati, vanno solamente inceneriti con emissioni di fumi nell’ambiente altamente inquinanti. Pensiamo ad un unico centro regionale di trattamentodove possono afferire, oltre ai rifiuti sanitari degli enti pubblici, quelli di tutte le attività private del territorio umbro. (laboratori privati, ambulatori veterinari, studi odontoiatrici, etc)

LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI APERTE AL CONTROLLO DEI CITTADINI ED INCLUSIVE NEI PERCORSI DI PROGRAMMAZIONE

Per garantire la trasparenza dell’operato delle pubbliche amministrazioni i controlli esterni a carattere partecipativo sono necessari. La Commissione sui Determinanti Sociali della Salute dell’OMS ha dichiarato che “…l’assistenza sanitaria non è una merce da mercato ma un Common. Per ‘Common’ la tradizione giuridica anglosassone intende “Beni che sono proprietà di una comunità e dei quali la comunità può disporre liberamente”,

Nell’ottica di incoraggiare un contrasto di tipo preventivo alla cattiva gestione del bene pubblico il ruolo del controllo civico assume un rilievo fondamentale. Del resto trasparenza, partecipazione e collaborazione sono i capisaldi di una “amministrazione aperta”. Quindi, se da un lato la Pubblica Amministrazione deve consentire la verificabilità del proprio operato e porre le basi per una politica inclusiva, dall’altro ogni cittadino, in virtù del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale, ha il diritto ma anche il dovere di informarsi partecipare e interrogare chi lo amministra, pretendendone la rendicontazione e la partecipazione alle scelte strategiche e decisionali. La trasparenza è ormai considerata un diritto di cittadinanza e uno strumento di crescita e di autodeterminazione della società civile ma, come tutti i diritti, deve essere esercitato altrimenti perde di valore e significato.

In Italia l’attuale disciplina sulla trasparenza non è adeguata agli standard europei. Nel 2014 il Governo Italiano è stato bocciato, dall’OGP (organismo formato da ministri e capi di stato europei) perché giudicato “chiuso alla partecipazione e alla società civile” e “non in grado di assicurare sanzioni adeguate nei confronti dei funzionari pubblici inadempienti”.

TRASPARENZA E PARTECIPAZIONE: QUALI STRUMENTI? – STRUMENTI DI CONTROLLO E PARTECIPAZIONE

COINVOLGIMENTO DEI COMITATI DI CITTADINI competenti su varie tematiche sanitarie e amministrative al fine di partecipare attivamente alle scelte strategiche delle Aziende Sanitarie Umbre. Avranno potere decisionale sulla redazione del contenuto della carta dei servizi, di atti e delibere aziendali riguardo servizi, gestione del personale, aspetti premianti, avanzamenti di carriera, organigramma aziendale, spesso gestiti in modo squisitamente clientelare. inoltre, faranno parte delle commissioni tecniche specifiche per l’acquisto di risorse tecnico-strumentali e per l’edilizia sanitaria.

SELEZIONE PARTECIPATA DELLE CARICHE APICALI. La decisione dei cittadini deve essere tenuta in considerazione anche per la valutazione e la selezione della cariche apicali della dirigenza che non dovrà più avvenire a porte chiuse con l’uso di criteri esclusivamente politici e con scelte unilaterali.

PUBBLICAZIONE DEI CURRICULA. Dovranno essere pubblici i curricula dei direttori generali, dei dirigenti e del personale del comparto nonché gli obiettivi assegnati e quelli raggiunti. Lo stipendio e la componente premiante dovranno essere necessariamente collegati al raggiungimento degli obiettivi di efficienza si,  ma soprattutto di efficacia, in termini di qualità prodotta

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