REGIONE DELLA CULTURA

CONVIVENZA TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE: UNA RISORSA DI CRESCITA PER LE PERSONE E LE COMUNITÀ – UN PIANO PER LA CULTURA

Il M5S intende elaborare un piano d’intervento che permetta a innovazione e tradizione di convivere e dialogare in modo armonico.

AGGIORNARE L’ARCHIVIO delle strutture urbane e periurbane di interesse storico e fare una ricognizione finalizzata alla valorizzazione di luoghi e attività significativi nella tradizione delle comunità (frantoi dismessi, botteghe, ex fabbriche abbandonate, strumenti, luoghi di ritrovo, itinerari, ecc.).

REALIZZARE UN CENSIMENTO dei luoghi deputati alle attività culturali (biblioteche, teatri, musei, gallerie, spazi per eventi, ecc.). Per ogni luogo verrà approntata una scheda relativa allo stato di fruibilità e alle potenzialità d’impiego.

CONDURRE UNA RICOGNIZIONE degli enti, degli operatori culturali e delle associazioni di settore al fine di verificare i criteri,  la funzionalità amministrativa e la distribuzione delle cariche, monitorando le gestioni presenti e future per assicurare all’area culturale le adeguate basi di trasparenza e circolarità.

INDIVIDUARE LE RISORSE UMANE sul territorio: artisti, artigiani, maestri d’opera, studiosi e intellettuali. Comprenderne le esigenze e metterli nella condizione di diventare un’opportunità di crescita e arricchimento per la comunità.

VALORIZZARE il patrimonio storico e culturale attraverso la conservazione o la creazione di nuove modalità di fruizione.

TORNARE AL MECENATISMO – da sempre fonte prima di produzione artistica e culturale – attraverso lo sgravio fiscale per artisti, operatori culturali, enti e privati finanziatori o azioni di Crowdfunding.

Per l’UNESCO l’Italia è il paese del mondo con la maggiore concentrazione di patrimonio artistico. L’Umbria è un’area ad altissima percentuale di siti di interesse storico-culturale e paesaggistico, ma nonostante questo elevato potenziale siamo testimoni delle pesanti conseguenze dell’ erosione dell’identità culturale attraverso il consumo e la commercializzazione indiscriminata del paesaggio. Il M5S intende tornare a considerare il paesaggio e il patrimonio storico culturale dell’Umbria come risorsa inalienabile della Regione, come possibilità di incremento dell’occupazione e della prosperità del territorio, come volano per una crescita sostenibile e armoniosa della sua popolazione.

UN VALORE DISPONIBILE IMMEDIATAMENTE

“Nascondendosi dietro la facile foglia di fico di una normativa più o meno ben fatta, anzi sbandierandola ad ogni occasione, amministratori e politici perpetrano manovre e accordi sotto banco, trasformando il paesaggio e le città, corpo vivo della nostra memoria storica e della nostra identità, in merce di scambio elettoralistica” (cit. Salvatore Settis, Paesaggio costituzione e cemento).

L’Italia è fra i pochi paesi al mondo ad avere la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale iscritta nella propria Costituzione. L’intrigo normativo tuttavia contribuisce alla labirintica frammentazione delle competenze tra stato, regioni, provincie e comuni, situazione che contribuisce a ostacolare una corretta tutela del paesaggio e del patrimonio.

PIANO PER LA VALORIZZAZIONE DI PAESAGGIO E PATRIMONIO

COMPLETAMENTO DELLA STESURA DEL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE. Con D.G.R. n. 55 del 24 gennaio 2011 è stato costituito il Comitato Tecnico Paritetico al quale affidare la definizione dei contenuti del Piano e il coordinamento delle azioni necessarie alla sua redazione. Il Comitato Tecnico Paritetico ha stabilito che il Piano fosse articolato in due distinti Volumi: “Volume 1 – Per una maggiore consapevolezza del valore del paesaggio. Conoscenze e convergenze cognitive” e “Volume 2 – Per un miglior governo del paesaggio: tutele, prescrizioni e regole”. Ad oggi i lavori del Comitato Tecnico Paritetico – impegnato nell’elaborazione del secondo Volume –  sono ancorainconclusi.

DIREZIONARE GLI STANZIAMENTI REGIONALI a garanzia della conservazione dell’ingente patrimonio culturale. Assistiamo ogni anno all’erogazione di enormi stanziamenti per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio ma nonostante esista un codice dei beni culturali con articoli e normative adeguate, queste risorse vengono distolte/disperse – a volte fino a scomparire – o impiegate in “stralci funzionali” che nulla hanno a che vedere con i progetti di conservazione e valorizzazione.

RISPETTARE LE COMPETENZE SPECIFICHE E SOSTENERE LE SOVRAINTENDENZE REGIONALI con uno stretto coordinamento fra gli enti di diverso livello. Spesso nei cantieri non si rispettano le normative di competenza. Progettisti e direttori dei lavori appartengono a categorie altre (ingegneri, geometri, ecc.) che secondo l’Art. 52 del RD2537/1925 non risultano adeguate ad un corretto intervento sui Beni Culturali. E’ inoltre sempre più diffuso l’intervento di imprese edili non specializzate che impiegano manovalanza generica nel restauro e nella conservazione.

TRASPARENZA E REGOLARITÀ DELLE GARE D’APPALTO e instaurazione di metodi  tracciabili e trasparenti nell’erogazione dei fondi. Un metodo capace di valorizzare il rinnovamento generazionale e artistico-culturale, e non solo, intercettando quelle realtà che da sole mostrano capacità di autofinanziamento, di strutturazione e di crescita.

SVILUPPO DEL KNOW-HOW PER L’ACCESSO AI FINANZIAMENTI EUROPEI: gran parte dei finanziamenti provenienti  dall’UE va disperso a causa di una gestione chiusa delle risorse disponibili. Trascurare e non incentivare la formazione all’accesso e alla compilazione di progetti/bandi/gare/ecc, può comportare un vero e proprio monopolio delle risorse collettive in seguito al quale, cittadini, associazioni ed imprese, risultano esclusi dalla possibilità di realizzare i propri progetti.

RIVITALIZZAZIONE DI MUSEI, BIBLIOTECHE, GALLERIE E PARCHI, attraverso eventi, laboratori, conferenze, Happenings: un antidoto alle “stanze vuote della memoria” può arrivare da creativi e artisti contemporanei, potenzialmente in grado di realizzare un’auspicabile sinergia tra tradizione e modernità, passato, presente e futuro.

OLTRE LE SAGRE

L’Umbria è terra di tradizioni e alcune di queste rappresentano un tessuto culturalmente ancora vivo. E’ necessario investire in risorse umane e finanziarie finalizzate al recupero di un patrimonio che è Memoria e Identità collettive.

Una parte importante di questa offerta culturale è rappresentata dalle sagre, che hanno sul territorio un fortissimo potere di aggregazione e meritano quindi una cura speciale.

  • RENDERE APERTA, TRASPARENTE E FLUIDA L’ORGANIZZAZIONE DELLE SAGRE e degli eventi ad esse correlati. Le sagre a cui gli Umbri non intendono rinunciare, si stanno progressivamente “commercializzando” a scapito della qualità e dello spirito originari. Da eventi rituali e aggregativi in cui le famiglie ritrovavano uno spazio per stare insieme al di là della fatica del lavoro – tenendo in tal modo coeso il tessuto di comunità e frazioni – appaiono oggi sempre di più massificati e costretti dentro a dei format rigidamente definiti e impermeabili al cambiamento.
  • FINANZIARE LA “CULTURA MINORE”. Sarebbe opportuno stanziare finanziamenti per progetti volti alla conservazione, ricognizione e catalogazione della cultura cosiddetta “minore” che oltre ad essere valore in se’ fondante l’identità culturale del territorio, ha da sempre ha costituito l’humus per qualsiasi altra forma di arte.
  • SOSTEGNO DELLA FILIERA AGRO-ALIMENTARE e dei prodotti di nicchia attraverso la creazione di eventi in grado di rispondere alla crescente domanda di qualità, genuinità e tipicità.  Sono necessarie normative e incentivi che proteggano il chilometro zero, la vendita direttae la micro- imprenditoria impegnata in questo ambito, anche se in controtendenza con le politiche europee. Non dimentichiamo che in Umbria il territorio agricolo a disposizione degli agricoltori diretti è in media di tre-quattro ettari pro capite. Sono loro la nostra risorsa e il nostro futuro.

LE MANI SANNO: SAPERE PER FARE E FARE PER SAPERE. LA CULTURA DELLE COSE

“E’ necessario il riconoscimento del valore e della dignità dell’opera umana” (cit.”Manifesto del libero artigiano”).

Sempre più, passeggiando per gli antichi centri storici dei paesi e delle città umbre, troviamo negozi e botteghe chiuse. Quegli spazi che un tempo vitalizzavano i borghi e che costituivano l’identità di valore del nostro tessuto sociale, oggi non esistono più.

E’ necessario un drastico piano di intervento che consenta alle antiche e alle nuove maestranze di accedere agli spazi abbandonati e in essi esprimersi, lavorare e dare un contributo di formazione ad una nuova imprenditoria altamente qualificata.

MISURE PER L’ARTIGIANATO – L’ARTIGIANO COME AUTO-IMPRENDITORE

SOLLECITIAMO L’ASSEGNAZIONE DI SPAZI VUOTI E NON UTILIZZATI NEI CENTRI STORICI attraverso la selezione di maestranze locali realizzata con criteri di qualità, professionalità e innovazione. I centri storici devono essere ripopolati da mestieri antichi e nuovi in un’ottica di utilizzo virtuoso e lungimiranza urbanistica incrementando così anche il flusso turistico, oltre che la circolarità dell’economia.

SGRAVI FISCALI per le attività suddette e aiuti attraverso il micro-credito. Prendere spunto dalle normative fiscali e dalla regolamentazione vigente negli altri paesi europei per sostenere le locali attività artigianali.

RICONOSCIMENTO DEL VALORE E SOSTEGNO DELLA FIGURA DELL’AUTO-IMPRENDITORE. Nel resto dell’Europa questa figura – la figura di chi lavora per se stesso come artigiano – è nettamente differenziata dalla piccola imprenditoria. In Francia, per esempio, l’auto-imprenditore dipende direttamente dai distretti e non dallo Stato in quanto considerato bene per l’identità del territorio. Versa ogni anno il 14% del proprio fatturato per la sua prestazione d’opera (ben altra cosa dal regime dei minimi cui sono costretti i nostri auto-imprenditori). Ricordiamo che il pesante regime fiscale a cui sono sottoposti gli artigiani in Italia li porta a risparmiare sulla qualità dei materiali e quindi ad abbassare il livello della loro produzione.

ALLEGGERIMENTO BUROCRATICO per le esperienze di apprendistato e tirocinio e istituzione delle botteghe come cantieri aperti. Il trasferimento di sapienze ed esperienze deve essere perseguito attraverso modalità semplificate che diano concretezza e continuità alle attività manuali.

INCENTIVAZIONI DI SEMINARI, INCONTRI E COLLABORAZIONI INTERREGIONALI E INTERNAZIONALI. Workshop tra artigiani dello stesso settore o di settori diversi, rappresentano sinergie importanti che non solo arricchiscono le competenze ma apportano innovazione e nello stesso tempo sono di grande stimolo per i flussi turistici.

CREATIVITA’ COME RISVEGLIO

Un numero sempre maggiore di artisti, musicisti, letterati, teatranti, cineasti e studiosi di fama anche internazionale, hanno scelto le terre d’Umbria per vivere e dare corpo ai loro talenti.

Dobbiamo però constatare che l’attenzione del territorio rispetto a queste illustri presenze risulta gravemente inadeguata. L’assenza di un lororeale coinvolgimento nella vita culturale locale da parte delle istituzioni, costituisce una ingiustificata penalità a carico sia dei cittadini residenti che di quanti volentieri coglierebbero l’occasione di avvicinare tali significative personalità, provenendo anche da molto lontano.

  • ARTE PUBBLICA: parchi d’artista e installazioni Site Specific sia come valorizzazione di centri storici, sia come recupero di zone urbane e periurbane degradate; riconversione e utilizzo delle opere incompiute e di edifici dismessi con l’istituzione di bandi trasparenti che prevedano l’intervento di artisti, accademie e istituti d’arte. Le città – tanto i centri urbani quanto le periferie – potrebbero qualificarsi di un’ulteriore bellezza e di una nuova fruibilità, in modo da divenire ennesime tappe di percorsi turistici dedicati all’arte contemporanea.
  • FESTIVAL MULTIDISCIPLINARI: anche in forme contenute ma più frequenti rispetto ad altri Istituti già consolidati e a tutt’oggi di prestigio internazionale (Spoleto Festival, Umbria Jazz, Festival di Todi, ecc.), permetterebbero una maggiore agilità organizzativa, dando modo anche alle amministrazioni dei centri minori di farsene carico.

PER LA RISCOPERTA DEL VIAGGIO

Secondo il rapporto 2013 “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida” elaborato da Fondazione Symbola e Union Camere, nel suo complesso il settore culturale in italia ha prodotto un valore aggiunto di 80,8 miliardi di euro, il 5,8 % dell’economia nazionale. Il dato dell’Italia risulta comunque più basso rispetto ad altre regioni italiane. Il problema vero è che per la cultura si investe molto meno di quello che in media investe il resto dell’Europa. E l’Umbria non fa eccezione a questa tendenza.

La regione quindi dovrebbe assumersi l’impegno di reperire maggiori finanziamenti europei per la cultura e direzionare il governo centrale negli stanziamenti per la fruizione e la promozione dei beni culturali sul territorio.

PIANO REGIONALE PER IL TURISMO – UN TURISMO DI QUALITÀ

VALORIZZAZIONE DEI MUSEI, MONUMENTI, SITI STORICI GIÀ ESISTENTI attraverso la lotta senza quartiere alle convenzioni indiscriminate tra regione, comuni e aziende, grandi gruppi o cooperative di gestione degli stessi contro il monopolio e la conseguente omologazione dei beni archeologici e artistici.

CREAZIONE DI UNA RETE DI STRUTTURE RICETTIVE capace di offrire accoglienza per target differenziati: dalla dimora storica agli alberghi diffusi, passando per il piccolo B&B o agriturismo.

INDIVIDUAZIONE, PROPOSTA E MANUTENZIONE DEI PERCORSI E DEI SENTIERI NATURALISTICI E STORICI. Una fitta rete di vie alternative alle grandi arterie del traffico per ri-disegnare una mappa di traiettorie che colleghino grandi e piccoli centri o che, semplicemente, permettano di godere del paesaggio umbro, unico nel suo genere e ricco di storia e bellezza.

PROMOZIONE SISTEMATICA DELLE ECCELLENZE UMBRE, delle tecniche tradizionali e dei prodotti di nicchia attraverso itinerari eno-gastronomici che possano offrirli in maniera diretta nei luoghi stessi da cui provengono.

PROMOZIONE DELLA CULTURA ALIMENTARE. Creazione di eventi stagionali legati alla promozione della cultura alimentare per diffondere la consapevolezza di quanto la nutrizione sia un passaggio fondamentale nella prevenzione e nella cura delle malattie.

A SCUOLA DI PAESAGGI

Nonostante oggi la formazione sia di competenza e quasi monopolio del Ministero della Pubblica Istruzione ci prefiggiamo di impegnarci nello sforzo di reperire qualsiasi disponibilità e risorsa in ambito regionale che possa colmare le lacune dell’attuale offerta formativa, sia a livello scolastico che professionale.

I diversi paesaggi (naturale, urbano, storico, interiore) saranno motivo di sviluppo e approfondimento attraverso l’attivazione e la gestione di progetti sul tema portante e necessario della relazione tra la responsabilità individuale e il diritto ai beni comuni nell’ottica di formare cittadini consapevoli, attivi e appagati.

FORMAZIONE CULTURALE: CITTADINI CONSAPEVOLI, ATTIVI E APPAGATI – LE NOSTRE PROPOSTE

CORSI PER IL RISPETTO DEL BENE COMUNE. Sollecitare l’inserimento nei programmi ministeriali per tutti i livelli scolastici di corsi e attività paradidattiche (dalla materna alla scuola secondaria) volte a sviluppare nei giovani una più sensibile e acuta autocoscienza rispetto alla propria persona e al contesto d’appartenenza ovvero partiamo dalle fondamenta per creare una società più sana e armoniosa.

PROFESSIONALITÀ ESPERTE PER NUOVE MATERIE SOCIALI. Affidare a professionalità esperte, che affianchino il corpo docenti, l’educazione a nuove materie sociali quali: acqua bene comune, tecnologie ecocompatibili, riciclo/riuso/rifiuti zero, utilizzo consapevole della rete, integrazione e intercultura, nutrizione e cura di sé, autocoscienza, creatività come strumento di scoperta e affermazione della propria personalità, baratto e banca del tempo come sperimentazione di tecniche di sopravvivenza sociale al di là del denaro, decrescita territoriale e sostenibilità delle attività produttive.

VERIFICA DI QUALITÀ DEI CORSI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE. Verificare e monitorare la qualità e la pertinenza degli attuali corsi di formazione professionale per i quali la Regione stanza attualmente fondi considerevoli.

CORSI DI ALTA FORMAZIONE. Attivare corsi di alta formazione (biennali, triennali, post diploma e post laurea), anche a gestione privata, che abbiano lo scopo di specializzare professionalità competitive a livello europeo.

DARE VITA A UNA RETE DI WORKSHOP volti a implementare le competenze della piccola imprenditoria creando anche contatti con le industrie di produzione dei materiali e dei manufatti.

POTENZIARE GLI SCAMBI tra la piccola imprenditoria regionale e le realtà internazionali attraverso l’informatizzazione e la compartecipazione.

ISTRUZIONE E UNIVERSITA’

Negli ultimi anni scelte spesso improntate al peggiore conservatorismo ed auto-referenzialità provinciale hanno prodotto danni all’intero comparto formativo e universitario e, dunque, a tutte le attività economiche e culturali. Occorre che tutte le Istituzioni ed in primis la Regione si ponga come supporto tecnico, istituzionale ed anche finanziario nella pianificazione, definizione ed attuazione di un piano organico pluriennale di rilancio del settore e accompagni queste nel percorso.

L’UNIVERSITÀ COME ECCELLENZA LIBERA E TRASPARENTE – NUOVA VITA PER L’UNIVERSITÀ UMBRA

UNA NUOVA VITA PER L’UNIVERSITÀ UMBRA. LIBERI DAI CLIENTELISMI E DAI BARONATI VERSO L’ECCELLENZA DELL’OFFERTA FORMATIVA E DELLA RICERCA.

Lo sviluppo di interi territori e delle province di Terni e Perugia sono state per lungo tempo legate a questa punta di diamante della cultura scientifica ed economica dell’Umbria. Sedi come Assisi, Foligno, Terni e Narni, insieme a Perugia hanno per lungo tempo rappresentato deipoli fondamentali di eccellenza a livello nazionale nella cultura, ricerca e conoscenza, nel reale senso del termine. Negli ultimi anni però scelte spesso improntate al peggiore conservatorismo ed auto-referenzialità provinciale hanno prodotto danni all’intero comparto e, dunque, a tutte le attività economiche e culturali. Quando si parlava di Perugia ad esempio si aveva l’orgoglio di dichiarare di studiare presso questa blasonata ed antica Università, la più antica in assoluto nel mondo dopo Bologna e Padova.
Ad un anno dall’insediamento del nuovo Rettore, si è assistito ad unapresa di coscienza di questa problematica e sono iniziate faticosamente azioni tese ad invertire questo declino economico e sociale. Occorre però fare molto di più. Occorre che tutte le Istituzioni ed in primis la Regione si ponga come supporto tecnico, istituzionale ed anche finanziario nella pianificazione, definizione ed attuazione di un piano organico pluriennale di rilancio del settore e accompagni queste nel percorso. Ricostituire una sinergia e collaborazione che permetta di costruire anche in Umbria una realtà simile a quella che si riscontra in città universitarie come HeidelBerg o Tubingen, Oxford o Warwick (Università quest’ultima meno conosciuta, ma tra le prime nel ranking internazionale da pochi anni).
Certo è che occorre come Regione stimolare una razionalizzazione dei corsi universitari ed evitare replicazioni di corsi che si pongono in concorrenza l’un con l’altro. Questo discorso deve essere affrontato anche tra le due Università statali, essenzialmente perché si vengono a creare corsi di studio concorrenti che spesso hanno poi nel programma didattico ed interventi dei docenti delle “carenze” troppo evidenti che spingono poi gli studenti a scegliere altre Università.

LOTTA AL CLIENTELISMO E AI PRIVILEGI. Superamento dei baronati e fine del familismo amorale, fine dello sfruttamento intellettuale dei ricercatori. Valorizzazione della buona ricerca che premia i risultati e disinincentiva il clientelismo universitario.

MAGGIORE SOSTEGNO E PARTECIPAZIONE ALLA PIANIFICAZIONE PLURIENNALE, anche in termini di sostegno finanziario ed investimenti, della Regione, in spirito collaborativo e proattivo, con le Alte Istituzioni di Formazione e Ricerca (Università, Accademie e Conservatorio) dando ascolto alle loro esigenze e criticità e nella premessa che tutto il settore pubblico dell’Istruzione deve essere agevolato perché direttamente coinvolto nella missione costituzionale dell’abbattimento delle disuguaglianze sociali.

FINANZIAMENTI REGIONALI PER LA RICERCA SCIENTIFICA da destinare alle Università  e, comunque, indirettamente, favorire e sostenere l’azione dell’Università negli investimenti nella Ricerca di base e applicata, individuando nel settore dei Beni Culturali e Paesaggistici  e quello legato alla sostenibilità uno dei filoni più importanti perché posto in relazione con le prospettive di sviluppo delle attività economiche connesse alla principale ricchezza e patrimonio dell’Umbria, appunto i suoi beni culturali, paesaggistici ed ambientali.

PIANO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE DELL’UNIVERSITÀ ed Istituzioni di Alta formazione, su coordinamento regionale e di concerto con le Istituzioni Universitarie interessate, prestando le opportune e fattive opere di collaborazione tecniche ed istituzionali.

ACCESSIBILITÀ AI FINANZIAMENTI EUROPEI. Agevolare l’accesso a tutte le Istituzioni scolastiche ed universitarie pubbliche ai finanziamenti europei, attraverso una collaborazione diretta tra Enti, mettendo insieme conoscenze, expertise e collaborazione tecnica soprattutto tra gli uffici progettazione europea, al fine di rinvigorire il settore della Scuola pubblica anche attraverso il canale dei Fondi europei.

RETE REGIONALE APERTA E TRASPARENTE DELLA CONDIVISIONE DELLE CONOSCENZE tra le istituzioni locali e le realtà scientifiche, di ricerca, culturali e sociali presenti sul territorio, pubbliche e private,  affinché si realizzi quel fattore moltiplicatore proprio del trasferimento della conoscenza e dunque dello sviluppo economico e sociale di tutto il territorio.

CONDIVISIONE E COLLABORAZIONE CON LE IMPRESE. Rafforzamento e coordinamento da parte della Regione, come agente promotore di tutto il tessuto produttivo privato e pubblico dei settori agricolo, industriale, manifatturiero, turistico e culturale  del territorio regionale, affinché l’Università e le Alte istituzioni di Formazione tornino ad essere quegli attori principali propulsori del cambiamento e dello sviluppo del territorio stesso. Luoghi di pensiero aperti alla cittadinanza e di discussione ed elaborazione condivisa con il tessuto sociale e produttivo dello sviluppo e benessere di tutta l’Umbria.

VALUTAZIONE DEGLI STUDENTI. Valutazione di corsi ed insegnanti da parte del corpo studentesco, con pubblicazione dei risultati sul sito dell’Università, di modo che i potenziali futuri studenti e le loro famiglie possano valutare obiettivamente la qualità ed il reale merito della sede universitaria prescelta.

PORTARE LA TASSAZIONE UNIVERSITARIA A LIVELLI DI SOSTENIBILITÀ ED EQUITÀ. Tetti massimi alle rette annuali delle Università della Regione. Insistendo sulla riduzione della quota di contribuzione all’Università. Perché all’interno di quella che vengono comunemente chiamate tasse universitarie bisogna distinguer due voci: i contributi universitari e tasse universitarie. La tassa va versata in quanto controprestazione di un servizio reso dall’Università, mentre i contributi sono prelievi coattivi relativi ad opere di pubblica utilità. Secondo l’articolo 2, secondo comma: “I contributi universitari sono determinati autonomamente dalle Università in relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti, nonché sulla base della specificità del percorso formativo”.

UN NUOVO RAPPORTO CON IL TERRITORIO E UNA PROGRAMMAZIONE CHE VALORIZZI LE IDENTITÀ LOCALI. L’UNIVERSITÀ NEI LUOGHI DEI SAPERI E DELLE COMPETENZE.

L’Università umbra, e le sue città, ciascuna coerentemente con la propria vocazione e tradizione attraverso una razionalizzazione dei corsi universitari e, dunque, della didattica.

Queste devono riuscire a fornire chiaramente all’esterno della Regione, delle evidenti differenze e peculiarità, rispetto ad altre Università, tali da determinare una scelta degli studenti a loro favore: così da scegliere Assisi per il Turismo, o Terni per l’Ingegneria industriale, o Comunicazione o Diritto e relazioni internazionali per le sue tradizioni e vocazioni acclarate nei settori, ossia ricostruire una storia che offra ai nuovi iscritti una ragione inequivocabile per scegliere l’Università umbra e l’Umbria.

  • VALORIZZAZIONE DELLE SEDI TERRITORIALI. mantenimento, valorizzazione e sviluppo di realtà universitarie presenti nei vari territori e località della Regione anche al fine di garantire una maggiore possibilità di offerta formativa che richiami utenza anche fuori regione e diffusione nella Regione di tali realtà formative; offerta formativa e professionale legata ai territori, valorizzazione delle vocazioni ed identità locali
  • RAZIONALIZZAZIONE E INNOVAZIONE. Modernizzazione del sistema universitario attraverso la razionalizzazione e l’aggiornamento dei servizi accademici coerentemente con le vocazioni e specificità, tradizioni culturali e storiche dei territori.
  • AUTONOMIE DEI TERRITORI. Favorire la possibilità di sviluppare, in base a quanto previsto dalla riforma Gelmini, fondazioni universitariein grado di aprire a nuove realtà europee e nazionali, sviluppando un’offerta in grado di migliorare la competitività territoriale.

PERCHÉ DALL’ISTRUZIONE DEI NOSTRI FIGLI NASCE L’UMBRIA DEL DOMANI. UNA SCUOLA AL CENTRO DELLA COMUNITÀ DOVE NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO INDIETRO.

Le dichiarazioni ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nonché il dettato costituzionale inquadrano il diritto allo studio ed allo sviluppo della personalità umana come diritti inviolabili (Art.2 Cost.).

La scuola di ogni ordine e grado deve tornare ad essere il luogo ideale ove qualsiasi bambino e adolescente abbia opportunità di crescita e di integrazione. La scuola pubblica deve rimanere il luogo deputato a garantire tali opportunità nel pieno rispetto del principio di uguaglianza (Art.3 Cost.) e dell’istruzione come servizio pubblico (Art. 33).

LA NOSTRA SCUOLA: SICURA, PUBBLICA E INCLUSIVA
  • RISPETTO DELLA DIGNITÀ E DEI DIRITTI DEI LAVORATORI NEL MONDO DELLA SCUOLA. Verifica e controllo dei finanziamenti pubblici che vengono erogati dallo Stato (legge n.62/2000). La Regione dovrà collaborare, anche attraverso la stipula di protocolli d’intesa, con gli ispettori del MIUR, con gli ispettorati del lavoro sul territorio, con l’INPS e con i tecnici dell’Ufficio Scolastico Regionale, nonché con gli USP locali, al fine di garantire che i finanziamenti pubblici vengano erogati agli Istituti solo previa verifica periodica del mantenimento dei requisiti della parità scolastica, comprensiva dell’analisi del rapporto fra istituto e lavoratori dipendenti (controllo del DURC e della contrattazione applicata al personale docente e amministrativo nelle scuole paritarie; proposta di erogazione degli stipendi solo attraverso mezzi che ne permettano la tracciabilità come assegni circolari o bonifici bancari).
  • CENSIMENTO E CATALOGAZIONE DEGLI EDIFICI SCOLASTICI. Anagrafe degli edifici scolastici sul territorio regionale.
  • MESSA A NORMA E MANUTENZIONE DELL’ATTUALE PATRIMONIO EDILIZIO con interventi volti all’abbattimento delle barriere architettoniche, all’adeguamento antisismico, riqualificazione, efficentamento, risparmio energetico. Messa in sicurezza degli spazi esterni delle scuole come aree verdi.
  • PREVENZIONE. Priorità ai progetti su tematiche ambientali, di educazione alimentare, sanitaria, sportiva, attività ricreative artistiche, musicali e performative. Sostegno economico a progetti di bilinguismo ed intercultura. Potenziamento di progetti ed attività di scambio interculturale con paesi europei ed extra europei.
  • INCLUSIONE. Interventi volti al prolungamento dell’orario scolastico, all’integrazione, all’inclusione con particolare attenzione alla promozione di progettualitá per la corretta inclusione delle diversità e di contrasto al bullismo e l’omofobia (studenti stranieri, studenti con disabilità, alunni con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e con Bisogni Educativi Speciali).
  • CONTRO L’ABBANDONO SCOLASTICO. Accordi specifici con MIUR per promuovere di azioni finalizzate a prevenire l’abbandono scolastico, la dispersione, le classi pollaio e la marginalità nelle scuole di ogni ordine e grado, attraverso il coordinamento di tutte le istituzioni regionali e degli enti locali presenti sul territorio. Accordi specifici con le  agenzie formative e culturali presenti in Regione per la realizzazione di una rete che realizzi interventi coerenti.
  • DIFFUSIONE DELLA CULTURA FRA I GIOVANI. Messa allo studio di  sgravi fiscali e/o tariffe avvantaggiate per alunni e personale scolastico sui trasporti pubblici, accesso gratuito o agevolato a musei, teatri, cinema, palestre e attività sportive, iniziative letterarie, musicali, beni culturali presenti sul territorio regionale.
  • ASILI NIDO. Interventi mirati verso gli agli enti locali che investono, mantengono ed ampliano l’offerta di servizi, orari e progetti pedagogici innovativi e di particolare rilievo sociale negli asili nido pubblici presenti nel territorio regionale.

BASTA CON LE ATTESE INFINITE E GLI APPUNTAMENTI FISSATI A DISTANZA DI ANNI. I PROBLEMI VANNO RISOLTI QUI ED ORA

La legge regionale 23 dicembre 2013 , n. 30, che disciplina del sistema regionale di istruzione e formazione professionale, ha messo a regime la fase di sperimentazione iniziata nell’anno scolastico 2011/2012. Il sistema di istruzione e formazione professionale (IeF.P.) si articola in percorsi di durata triennale e quadriennale, finalizzati al conseguimento – rispettivamente – di qualifiche e diplomi professionali. Le qualifiche e i diplomi professionali, di competenza regionale, sono riconosciuti e spendibili a livello nazionale e comunitario. I percorsi IeFP sono realizzati dalle strutture formative accreditate dalle Regione, secondo criteri condivisi a livello nazionale, oppure dagli Istituti Professionali, in regime di sussidiarietà. Le modalità di svolgimento degli esami di qualifica nell’ambito dei percorsi IeFP rientrano tra i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) definiti dal D.Lgs. 226/05 presentano fortissime differenze tra regione e regione su aspetti che riguardano la tenuta stessa del sistema nazionale di IeFP.

Si assiste nella Regione Umbria, come in altre, a mancanza di adeguati controlli dei soggetti che erogano formazione professionale ed una loro moltiplicazione sul territorio. Eccessivo è il frazionamento delle risorse e dei centri di spesa senza l’opportuna valutazione della ricaduta in termini occupazionali dei corsi svolti e trasparenza in merito a obiettivi, erogazione dei finanziamenti, risultati. Gli investimenti nella formazione professionale hanno la priorità di rispondere alle realtà produttive e dare loro professionalità in grado di rilanciare l’economia.

MIGLIORAMENTO E RIFORMA DELLA FORMAZIONE PROFESSIONALE
  • RETE DELLE SCUOLE E DELLA SOCIETÀ. Miglioramento dei livelli di competenze con adeguati sistemi di monitoraggio. Indispensabile condivisione di metodologie, prassi e protocolli di intervento tra tutti gli attori dell’istruzione professionale: associazioni di categoria, agenzie formative, studenti e famiglie affinché la programmazione diventi realmente integrata. Controlli sistematici sulla qualità dell’offerta proposta dai centri accreditati;
  • RISPETTO DELLA DIGNITÀ E DEI DIRITTI DEI LAVORATORI . vigilanza sui rapporti fra centri accreditati e dipendenti attraverso la verifica del DURC e della tipologia dei contratti applicati agli insegnanti i quali devono essere idonei ai compiti svolti dagli stessi e in linea con le mansioni che essi ricoprono.
  • REPERTORIO REGIONALE DELLE QUALIFICAZIONI PROFESSIONALI. Messa a punto di un repertorio regionale delle qualificazioni professionali. Definizione di nuove regole sull’accreditamento delle strutture formative. Trasparenza nella erogazione dei finanziamenti, nella rendicontazione e nei processi decisionali. Coordinamento territoriale dell’offerta formativa per il lavoro in coerenza con l’istruzione e formazione tecnico-professionale

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